08/02/2006

Ad Alice

Quando ti guardo che cerchi di prendere un oggetto che per te è nuovo e magico ......  quando ti guardo mentre cerchi di camminare a solo 8 mesi per raggiungere le cose che ti attirano o ti incuriosiscono .......... quando ti arrabbi nel momento in cui nessuno ti aiuta a radrizzarti dopo che sei caduta ....... mi rendo conto che il nostro corpo è veramente la casa della nostra anima e che ogni giorno cerca di insegnargli qualcosa di nuovo per poter cogliere con sempre maggior precisione una realtà che seppur definita da limiti ben precisi è infinitamente ed inconsapevolmente soggettiva.

06/02/2006

La diversità

Per accettare la diversità degli altri occorre prima accettare la propria diversità. Una diversità che nasce dall'accettazione profonda di noi stessi. Accettarsi vuol dire non voler essere in un certo modo ma essere quello che si è in quel momento. Non puoi perdonare chi ha fatto del male se prima non lo hai fatto anche tu o se non hai anche solo pensato di farlo, non puoi accettare una persona con il suo modo di essere se prima non sei stato/a come lei. Mi sono reso conto che per accettare la divesità degli altri occorre prima aver riconosciuto la propria diversità, una diversità che dentro di noi può nascere solo dal coraggio di cambiare, dal coraggio di essere anche nel modo in cui noi non vorremmo mai essere, poichè lo giudichiamo inaccettabile secondo le nostre regole morali. E l'unico modo per integrare dentro di noi tutti questi infiniti modi di essere è lasciare che la nostra emotività esca, nel momento in cui chiede di uscire. Il mondo sarebbe molto più caotico per un momento più o meno lungo ma poi troverebbe un nuovo equilibrio, più sano, meno forzato, meno falso. E da questo nuovo equilibrio, come la quiete dopo la tempesta nascerebbe una nuova società aperta al cambiamento, aperta al diverso, all'imprevedibile. Ritorneremmo ad essere bambini e saremmo pronti a vedere il famoso regno dei cieli che ora ci è impossibile vedere.

11/08/2005

Perchè ho smesso di scrivere ..

E' da tantissimo tempo che non scrivo sul blog e stasera in una notte insonne mi ritrovo a farlo, visto che era tantissimo che desideravo dare una spiegazione. Ho smesso perchè mi sono reso conto che raccontare la mia vita non era una cosa da fare soprattutto come lo stavo facendo io, in modo troppo intimo e personale. Ero troppo esposto .... e mi son chiesto che senso aveva espormi così ad una platea ... forse dimostrare a me stesso di essere in grado di reggere lo sguardo degli altri? il loro giudizio nei confronti del mio modo di agire? mostrarmi per quello che sono in realtà senza nascondere nulla? ma perchè, perchè questo bisogno di raccontarmi così se non per ricevere approvazione e consenso? Non ce l'ho fatta ... alcuni commenti mi hanno ferito .... e la colpa non è di chi ha fatto il commento ma mia che mi sono esposto troppo .... ho cancellato gli ultimi post che avevo scritto, troppo intimi, in mani sbagliate avrebbero potuto farmi del male ... e ho iniziato a darmi consenso io per primo. Nel frattempo la mia vita mi ha preso in un turbine di nuove esperienze. Non so se scriverò ancora ne cosa scriverò. Mi dispiace in fondo non scrivere più qua .... vedrò ....

13/08/2004

La mia vita .......

La prima regressione che feci, fu proprio, poco prima di incontrare D. e in quei cinque incontri Alexander divenne proprio un vero maestro per me, ma anche qui me ne accorsi quasi un anno dopo andando da Claudio lo psicologo di Como che mi fece fare lui stesso una regressione nel suo studio dove rividi Alexander nelle vesti di un abate che mi infilava una spada nello stomaco; simbolicamente colui che rompe il mio ego, insomma il mio maestro!! Le regressioni si facevano in coppia. Uno era sdraiato per terra l’altro doveva annotare su un quaderno tutto quello che diceva durante la trance. Alexander guidava il gruppo attraverso la sua voce ed una musica molto coinvolgente, facendo prima un esercizio di contrazione e rilassamento e poi portandoci con la fantasia giù per una scala davanti ad una porta, ad aprirla e a vedere cosa ci vedevamo dentro. Fu come sognare e vivere un vero e proprio film. Le porte erano due e due erano i film che vedevamo. All’epoca sognai di essere un semplice soldato romano che dopo essersi fatto un giro per le catacombe di Roma in mezzo a molti cristiani perseguitati era morto in guerra in mezzo al campo di battaglia affrontando la sua paura di morire e rendendosi conto di essere stato per tutta la vita un vigliacco incapace di assumersi le sue responsabilità, e poi una negra incinta, odiata dal suo clan poiché disonorata, ed uccisa in una palude in una notte di luna piena affogata. Li per lì mi sembrava di aver vissuto veramente una mia vita passata, ma poi la cosa assunse un aspetto diverso perché consultando nei mesi successivi un amico psicanalista junghiano mi aiutò ad interpretare come dei veri e propri sogni le visioni che avevo avuto e a ricondurle alla vita reale e a quello che stavo vivendo in quel momento. Quello che mi impressionò, fu proprio il vedere la mia parte maschile (il soldato romano) e la mia parte femminile (la donna nera incinta) mostrarsi piano piano alla luce della mia coscienza attraverso queste due storie facendomi vedere ciò che io pensavo realmente di loro e che non avevo mai avuto il coraggio di dirmi. Ma all’epoca Alexander le mie visioni non le interpretò come tali, anzi io non le raccontai nemmeno al gruppo e le tenni per me. Mi accorgo anche adesso che nel gruppo non ci sto sempre bene, dipende molto dalle persone che lo compongono. Mi da fastidio o almeno mi dava fastidio, raccontare di me e sentirmi dire qualsiasi cosa e vedere che certa gente proiettava su di me il suo modo di vedere le cose. Anche qua nel blog non sono riuscito all’inizio ad aprirmi totalmente agli altri e anche adesso nonostante abbia raccontato molto di me stesso, non amo molto rispondere ai commenti, perché credo che la maggior parte dei commenti sia un parlare a se stessi e non a me, ognuno di noi proietta i suoi bisogni inconsapevoli e le sue ombre sull’altro e allora mi limito a lasciare che la gente mi commenti senza rispondergli. Non per questo mi disinteresso dei bloggher, anzi spesso vado nei blog delle persone che mi lasciano commenti e mi metto ad osservarle in silenzio. Alcune di loro hanno un posto nel mio cuore, alcune con i loro commenti mi hanno dato molta gioia, lara-croff è una di queste che si è ricreduta su alcune cose che aveva detto dopo aver letto tutta la mia storia, le ho voluto molto bene in quel momento. In genere però io sono un solitario. Anche nella vita ho pochi amici e amiche, molto importanti, ma singoli, che non si conoscono tra loro e con cui ho rapporti esclusivi. Il gruppo mi spaventa, perché amo essere leader e se qualcuno non gradisce questa cosa non ho voglia di combattere per esserlo, perché non mi interessa esserlo a tutti i costi, ne ho bisogno è vero, è nella mia natura ma non voglio essere ne un dittatore, ne un predicatore, ne null’altro del genere, mi piace essere al centro dell’attenzione e basta. Ma ritorniamo ad Alexander. Quando feci la prima regressione ero rimasto molto colpito dalle immagini che avevo visto dentro di me, Alexander sosteneva che fossero immagini di vite passate ma che ognuno di noi le poteva considerare come meglio credeva. Io lasciavo aperta questa ipotesi ma nell’impossibilità di poterla verificare cercai di utilizzare quelle immagini nella mia vita di tutti i giorni. Beh ci riuscii attraverso Piero, dentista ma psicanalista a tempo perso che durante una delle nostre cene, (lui e sua moglie sono dei nostri vecchi amici) mi fece vedere la cosa da un diverso punto di vista, più simbolico e mi diede poi nei mesi successivi da leggere “L’uomo e i suoi simboli” di Jung della Tea Pratica per imparare ad interpretare i miei sogni e quindi instaurare un canale di comunicazione con il mio inconscio! Tra una regressione e l’altra Alexander ci faceva fare un respiro e ci vedevamo una sola volta alla settimana per un totale di cinque incontri. Ci fu una volta che sognai di essere un re o un principe normanno che lascio per tutta la sua vita moglie e figlio nel suo castello per correre dietro a ricchezze e potere e che si ritrovò poi solo nella vechiaia a rimpiangere i suoi cari per non essere stato con loro, sognai di essere un contadino scozzese tipo highlander o mel gibson in brave heart che riusciva a sopravvivere ad una battaglia terribile e a passare il resto della sua vita con la moglie e i suoi quattro figli nelle highlands. Sognai di essere il sindaco di una grande città della fine dell’800 he morì con accanto il suo discepolo e successore. Ci fu una volta che mentre respiravo Alexander appoggiò la sua mano sulla mia gola e risi per quasi mezz'ora senza mai smettere, accorgendomi che nella vita di tutti i giorni spesso non rieso ad esprimere la mia gioia. Ma quello che più mi rimase impresso nella mente fu l’ultimo incontro quando Alexander chiese a tutti di raccontare e condividere cosa avevano provato capito e risolto visto che all’inizio degli incontri tutti avevano dovuto scegliere un argomento su cui lavorare. Io fin dall’inizio non sapevo di preciso su cosa lavorare, anzi quando Alexander me lo chiedeva mi chiudevo a riccio, cercavo di aprirmi a lui ma la domanda mi svuotava la testa, come se dentro qualcun altro al posto mio si rifiutasse di aprirsi di confessare i suoi segreti. Percui alla fine mi lascio stare, non mi chiese più su cosa volevo lavorare, ma quell’ultima sera non fu così. Arrivai in ritardo e stava già parlando con una ragazza e quando mi misi a sedere e ascoltai i loro disorsi assieme a tutti gli altri in cerchio iniziai a provare molta irritazione per lui. Lo vedevo insistente, voleva risolvere a tutti i costi i problemi di quella ragazza a modo suo ma lei non lo ascoltava e resisteva. Dentro di me avrei voluto dire ad Alexander di lascirla stare che comunque non era pronta, ma ascoltai e stetti zitto. Quando venne ol mio turno e mi chiese cosa volevo condividere non risposi. Ero seduto nella posizione del Loto a gambe incrociate e lo guardo fisso negli occhi nella penombra della stanza, i nostri visi erano illuminati dal basso dalla luce delle candele, sentivo l’attenzione di tutti su di me e su di lui, la musica in sottofondo si percepiva appena. Aspetto che aprissi bocca ma io non parlai e dentro di me pregavo eprchè capissi cosa volevo da lui, avrei voluto che accettasse questo silenzio che con un sorriso avesse anche lui abbracciato quel silenzio. Lo sentivo come Osho di cui avevo letto quasi tutti i libri, lo vedevo come il mio maestro e mi beavo della sua presenza ma non avevo voglia di parlare e volevo che lui soddisfasse questa mia aspettativa, volevo che il nostro fosse un incontro tra maestri in cui ognuno riconoscesse altro questo titolo. Ma non fu così, inaspettatamente lui iniziò ad innervosirsi per il mio silenzio iniziò a dirmi che non lo rispettavo, che ero maleducato a non rispondere, che se non avevo nulla da dire me ne potevo anche andare. Ad un certo punto con una voce che feci fatica a riconoscere come mia quasi strozzata e molto grave gli dissi: ...... “Taci”....... “taci” ....... e poi di nuovo in silenzio. Mi sembrava di essere un attore, mi sentivo ridicolo, avevo le mani sudate, e sentivo gli occhi di tutti puntati su di me, avevo paura di quello che stavo facendo, ero arrogante, e stavo comportandomi come un vero Dio in terra. Alexander proseguì a dimerne di tutti i colori che mi stavo comportando male che lo stavo offendendo che non ne avevo il diritto dopo tutto quello che ci univa …. Io le dissi che se lui voleva che me ne abdassi bastava che me lo chiedesse ed io me ne sarei andato, ma lui non me lo chiese ed io ripiombai nel silenzio più assoluto e dopo 20 minuti passati così, lui a parlare ed io in silenzio mi lasciò stare. Quando ci unimmo nel solito cerchio per respirare, io mi sdraiai per terra, senza materassino, senza cuscino, senza coperta, coperta dalla mia tuta e basta, mi staccai presto dalle mani dei miei compagni in cerchio e poco dopo mentre respiravo iniziai a tremare in un modo violentissimo, non avevo freddo ma tremavo, Alexander si avvicinò per aiutarmi ma lo spinsi via così come spinsi via anche gli altri assistenti, volevo farcela da solo perchè mi sentivo solo, il loro aiuto lo sentivo come l'aiuto che si da ad un bimbo bisognoso ed io non volevo sentirmi così, volevo sentirmi autonomo. maestro di me stesso!! E mentre tremavo mi accorsi di quanto nella mia vita avevo sempre avuto paura di mostrare me stesso per quello che ero, affrontando con responsabilità il giudizio degli altri. Mi accorsi di essere presuntuoso, mi accorsi di sentirmi un Dio in terra, mi accorsi di pensare di saperne più degli altri ma soprattutto mi accorsi che mi vergognavo di essere così e che non volevo esserlo e che era proprio quel non volerlo essere il mio problema. Mi accorsi di avere negato queste cose dentro di me da sempre, mi accorsi che io, coscientemente non volevo esserlo, ma che sottilmente ed inconsapevolmente chiedevo poi approvazione agli altri per poterlo essere, perhè ne avevo tantissimo bisogno, proprio perché io stesso non ero capace consapevolmente di darmi questa approvazione. Strano l’animo umano! strana la mente! ma una volta che inizi a capire come funziona la tua vita inizia finalmente a scorrere più fluida più in sintonia con te stesso. Mi si apriì il cuore, meditai profondamente al punto che un assistente I. cercò di muovermi ma ero come un sacco vuoto, ero presente a me stesso ma assente dal mio corpo, quando tornai ero una persona diversa, sentivo tanto amore dentro di me, amore per tutti ma soprattutto per Alexander che con mio grande stupore ero fermo e seduto ad osservarmi con un bellissimo sorriso. Quando ci salutammo lo abbracciai profondamente mi immersi nella sua anima, non avevo parole da dirgli, lui mi disse che quella sera le avevo insegnato tantissimo e mostrato delle cose che non voleva vedere, avevo gli occhi colmi di lacrime di gioia, mi sentivo un vero maestro, a pieno titolo come se avessi superato un esame anche se a dir la verità oggi mi rendo conto di quanta fretta avessi di esserlo e di quanta strada ancora avrei dovuto fare per diventarlo veramente. Quando usci dal negozio era quasi l’una accesi il cellulare e mi accorsi che D. aveva chiamato. Provai a chiamarla e lei mi rispose. Le raccontai tutto e decidemmo di vederci qualche giorno più tardi, nei giorni successivi provai per la prima volta "’onda", quella strana sensazione tra lo stomao ed il cuore che imparai riconoscere poi come i pensieri di D. che arrivavano alla mia anima. Nel mese successivo vissi in uno stato di beatitudine bellissimo. Percepivo gli altri in modo diverso, sentivo i loro reali bisogni, riuscivo a vederli e a sentirli dietro le loro parole, anche quando incontrai D. mi sembrava di vivere in un altro mondo. Ero convinto che fossimo veramente verso la fine dei giorni, che sarebbe capitato qualcosa di terribile a tutta la terra e che la maggior parte dell’umanità sarebbe morta. Mi sembrava di essere un invasato, e questo mio modo di vedermi prima o poi mi chiuse piano, piano di nuovo. Il momento cruciale fu l’incontro con D. quando la vidi e la delusione mi fece sprofondare nella realtà come un sasso …….

12/08/2004

La mia vita .....

L’esperienza del rebirthing e la conoscenza di Alexander mi fecero rendere conto di molte cose. Prima tra tutte che nei corsi di Como ero stato quasi violentato psicologicamente, come se avessero usato un apriscatole per farmi aprire. Me ne resi conto con Alexander, non che con lui mi aprii totalmente ma fu decisamente diverso, più dolce, meno invasivo, più aperto di cuore, non solo ma anche le mie idee sul mondo interiore e le sue visioni (la reincarnazione, i viaggi astrali, l’anima, gli spiriti guida la crescita interiore e la vita stessa) trovarono una dimensione molto più pratica ed umana e meno mistica e fantascientifica, insomma trovai la via di mezzo per affrontare questo nuovo mondo che per me era la new age ed il misticismo in contrapposizione al materialismo di oggi. Fu un caso incontrare Alexander! Una mia paziente mi mise un volantino sul rebirthing nella casella della posta. Alexander l’aveva contattata per affittare la sua palestra ma alla fine era troppo piccola per ospitare il gruppo che voleva formare così rinunciò, ma le lasciò un po’ di volantini per fargli un po’ di pubblicità, così lei pensando a me e alla mia passione per la new age mi mise quel volantino nella casella pensando che mi interessasse. Quando lo trovai pensai subito ad una delle solite coincidenze che mi colpivano da qualche anno a quella parte. Avevo desiderato molto, fare rebirthing con un americano e l’occasione mi si presentava su un vassoio d’argento …. La colsi al volo, e con me portai la Donata un infermiera che era venuta da poco al centro prelievi, che praticava shiatzu e che stava anche lei facendo un percorso di conoscenza interiore. Il corso sarebbe durato un mese due volte alla settimana, il lunedì ed il venerdi dalle 20 fino a notte inoltrata nel retro di un negozio che vendeva libri ed articoli new age. Quando io e Donata arrivammo, trovammo un ambiente accogliente e molto spirituale, musica new age in sottofondo, al centro di un cerchio, dove tutte le persone si sedevano, c’erano delle candele profumate e sparse intorno ad esse tante caramelle e cioccolatini e pacchetti di fazzoletti di carta. Alexander ci accolse con un gran sorriso e già il suo aspetto ci mise in una bella predisposizione d’animo. Aveva due assistenti I. e M. che lo aiutavano in silenzio, anche loro molto sorridenti e disponibili. Quando arrivarono tutti, ci fece dire il motivo e la pulsione che ci aveva spinto a frequentare un corso del genere. Mi sentivo un po’ in imbarazzo e mi resi conto che non avevo voglia di raccontare le mie faccende agli altri, mi sentivo osservato e forse anche giudicato non tanto da Alexander quanto dagli altri che non conoscevo. Eravamo 12 con una netta prevalenza di donne. Si le donne sono più disponibili a mettersi in discussione, a cercarsi …… le donne?!! A volte mi chiedo se Cinzia è veramente una rappresentante degna del sesso femminile visto che a lei di mettersi in discussione e a parlare di se davanti ad un gruppo non gli mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Forse non è nemmeno necessario che lo faccia ma per lo meno parleremmo lo stesso linguaggio e forse ci capiremmo un po’ di più. Comunque dopo il giro di presentazioni Alexander ci spiego la tecnica che consisteva nel respirare profondo e continuo senza mai fermarsi fino a che sentivamo la musica. Avevamo un cuscino, un materassino di gomma, la nostra coperta o pail, vestiti con semplici tute. Una volta sdraiati ci prendemmo tutti per mano e formammo un cerchio di energia come disse Alexander, la musica aumentò di volume e lui inizio ad invocare angeli, spiriti guida e chi più ne ha più ne metta, poi ci disse di iniziare a respirare ad occhi chiusi, eravamo illuminati solo dalla luce delle candele. La sensazione che nel giro di qualche minuto arrivò fu di stordimento, poi iniziò a formicolarmi la bocca, ma dentro di me non riuscivo a rilassarmi, ci furono persone che piansero altre che gridarono mano a mano che il respiro procedeva, altre ancora che si dimenavano come ossessi. Io rimasi abbastanza indifferente e deluso, anche perché l’ultima volta che l’avevo fatto era stato un vero e proprio cinema, ma questa volta invece ero come chiuso, corazzato. Per ben due volte andò così senza che io provassi nulla di particolare poi iniziai a stare male, il respiro mi faceva stare male, probabilmente andavo in alcalosi respiratoria e percui i miei muscoli si irrigidivano. La prima era la bocca che iniziava a formicolare e a chiudersi in una smorfia contratta, poi i piedi e le mani ed infine le braccia. Ci fu una volta che mi ritrovai come inchiodato alla croce. Si mi sentii proprio come gesù in croce, solo ora mi rendo conto che quell’immagine compariva perché mi sentivo Dio ma non volevo ammetterlo con me stesso forse perché me ne vergognavo. Un Dio crocefisso e flagellato, rannicchiato in una smorfia di dolore con i muscoli totalmente contratti, le braccia sollevate come sulla croce e le dita delle mani contratte e dolenti. Una assistente di Alexander, I. molto dolce, cercò con delicatezza di farmi aprire le mani ma per me era un dolore sovraumano, e la cosa strana è che mi accorsi che tutti e tre gli uomini del gruppo ebbero tutti la stessa mia reazione. Solo dopo a distanza di anni capii la maggior tendenza dell’uomo rispetto alla donna a contrarsi di fronte al dolore, ad irrigidirsi a chiudersi. Quando verso la quarta o quinta seduta questa contrattura si dissolse, senti un calore bellissimo in tutto il corpo, e una sensazione orgasmica a livello dei genitali talmente forte da farmi quasi venire, avevo il respiro affannato, il cuore che mi scoppiava e gli occhi pieni di lacrime, mi sembrava di essere avvolto nell’acqua, accarezzato da quel contatto, fu bellissimo e quando uscii, mi sentivo leggero e sereno come era da tempo che non mi sentivo. Unica cosa quando alla fine Alexander chiedeva se qualcuno voleva condividere la sua esperienza, io non riuscivo a farlo, sentivo gli altri parlarne, aprirsi fare sempre più gruppo mentre io mi ritiravo dentro di me, facevo fatica proprio a parlare ero talmente dentro la mia mente ed il mio corpo che l’esterno mi sembrava quasi irraggiungibile, la mente era vuota e le sensazioni erano intensissime, ricordo ancora il colore delle candele accese al buio, la sensazione di leggerezza al cuore e la serenità priva di pensieri, ma le persone con cui feci il gruppo non riesco a ricordarmele. Ci furono molti altri momenti. Una sera alexander estrasse a caso dei numeri per accoppiarci. Mi capito la persona che mi stava più antipatica, era una ragazza bruttina, sempre insoddisfatta, negativa, a cui non andava mai bene nulla che ad ogni respiro piangeva o urlava come una matta. Quella sera respirammo a turno e mi accorsi quanto non era affatto casuale il mio accoppiamento con lei. Mi accorsi che tutte le parole che le sussurrai durante il respiro rispondendo alle sue domande erano parole rivolte a me stesso e non a lei, mi accorsi di aver negato dentro di me a lungo quella parte che lei rappresentava di me, mi accorsi di un meccanismo ben preciso che la mente utilizza quando osserva una persona. Proietta su di lei ciò che accetta e ciò che nega. Solo allora capii prfondasmente il senso della frase che “chi giudica gli altri giudica se stesso”. Se il comportamento di quella persona, il suo modo di porsi ti è simpatico allora vuol dire che lo hai accettato dentro di te, vorresti assumerlo anche tu se invece ti sta sulle balle lo hai voluto negare ….. ma come si fa a negare qualcosa di noi? È come tagliarsi un braccio perché non ci piace, sarebbe stupido poiché seppur brutto quel braccio ha un importante funzione e senza di lui saremmo incompleti. Fu in quei giorni che imparai ad usare le mie sensazioni per scoprire quella parte di me nascosta ai miei occhi e che per dolore, o per paura non voglio vedere. Quella ragazza rappresentava la parte di me insoddisfatta, quella parte che io non volevo avere. Certo chi vuole essere insoddisfatto? Nessuno … ma in questo mondo polare nel momento in cui neghi un polo finisci per distruggere anche il suo esatto contrario, poiché l’uno si fonda sull’altro e sono tra loro inevitabilmente collegati. Era il mio negare continuamente la mia insoddisfazione, a rendermi sempre più insoddisfatto. Una volta accettata la propria insoddisfazione o qualsiasi altro sentimento negato succede una specie di magia si raggiunge il fondo, ci si sente quasi morire, e subito dopo si passa dall’altra parte come per magia. Nel rebirthing quello che compresi proprio fisicamente fu il “lasciarmi andare” lo smettere di “resistere” l’abbandonarmi proprio per rinascere, il portare alla luce tutti quei sentimenti e quelle parti di me che per dolore, per vergogna, per chissà quale motivo avevo negato e nascosto nelle profondità della mia coscienza. Era come se il respiro mi obbligasse ad andare a fondo corsa a liberare l’emozione o l’evento negato e a darmi finalmente serenità. Verso la fine del corso riuscii ad aprirmi un po’ di più, ma fu difficile, c’erano persone che con la new age non avevano nulla da spartire, persone che continuavano a ripetere ad Alexander che per loro era tutto una grande buffonata e che per loro erano soldi buttati via, altre che invece aprirono il loro inconscio riversando sugli altri del gruppo molta negatività. Anche a me capitava di farlo! Quando alle 20 ci riunivamo ed Alexander faceva il giro della condivisione per sapere come erano trascorsi i giorni dopo il respiro, ascoltare certe persone era facile e gradevole altre invece era un vero delirio. Una volta fui criticato perché parlavo troppo e non davo spazio agli altri, ed io mi richiusi, in fondo il moderatore era Alexander ed era lui che avrebbe dovuto interrompermi. Lui mi disse con dolcezza che era proprio così e che avevo la tendenza ad accentrare tutta l’attenzione su di me ma non mi dovevo arrabbiare poiché quel modo di essere era parte di me e anche se agli altri in quel momento non andava io avrei dovuto ugualmente tirarlo fuori, ma per me era difficilissimo, a volte impossibile. Era vero me ne rendevo conto ma non sapevo come fare, se qualcuno mi diceva qualcosa che non mi piaceva mi chiudevo inevitabilmente e solo l’amore di Alexander riusciva poi ad aprirmi di nuovo. Anche a Como avevo dovuto affrontare questo annoso problema, mi dicevano di lasciarmi andare di aprirmi e poi quando lo facevo mi facevano richiudere e non capivo il perché si comportassero così! A volte li odiavo per questo, perché mi costava molta fatica aprirmi e un dolore molto intenso quando qualcuno mi faceva osservazione e mi feriva. Solo ora mi rendo conto che questo è un processo naturale e necessario per consapevolizzarsi, che la ferita ero io a procurarmela, cercando ciecamente l’approvazione dell’altro come un bambino che incapace di comprendere il meccanismo di questa situazione aveva bisogno dell’appoggio altrui per superare emotivamente il tutto. Essere capaci di aprirci e di chiuderci è alla base della consapevolezza e della conoscenza di noi stessi e dei nostri bisogni. Mi accorsi che un mio grande bisogno era parlare, parlare per vedermi, parlare per conoscermi, parlare per sentirmi accettato, per sentirmi presente e vivo. Mi accorsi sempre di più che avere accanto a se una persona che ci ascolta senza interromperci, con interesse ed in silenzio è un vero toccasana, mi accorsi che io non lo sapevo fare con tutti e che molti li allontanavo poiché mi sentivo risucchiato dalle “loro” emozioni senza rendermi conto che dietro a quelle persone c’erano tutte quelle parti di me che avevo sempre negato. Ma fu importante per me prenderne coscienza. Ad esempio ora sto scrivendo la mia vita sul blog e questo mi da l’opportunità di soddisfare questo mio bisogno senza rompere le palle a nessuno, chi è interessato, la legge, gli altri se ne vanno senza polemizzare senza ferirmi. Ora quando parlo di me ad un certo punto mi fermo e chiedo all’altro se gli va di ascoltare quello che dico perché magari non ha il coraggio di fermarmi ed è stufo di sentirsi investito dalle mie emozioni e dal mio racconto. Altre volte mi accorgo emotivamente quando la persona che ho di fronte è stanca, cosa che prima quando ero inconsapevole non accadeva, e più vado avanti e più la mia sensibilità si affina, a tal punto, che se prima era necessario che qualcuno mi desse un limite e mi fermasse ora so trovarlo da solo il mio limite. Ma per comprendere queste cose e molte altre del mio carattere ho avuto bisogno di mettermi in discussione, ho dovuto aprire il mio cuore e lasciare che anche gli altri aprissero il loro con me e quel corso fu certamente l’inizio di questo percorso che è tuttora in atto visto che sono passati solo 3 anni da allora. E’ stato solo così che mi sono accorto che non si può fare di tutta l’erba un fascio, che esistono persone a cui il mio parlare piace e ammaglia e che ad altri rompe solo i coglioni, e ho imparato a riconoscere sempre meglio, queste persone e ad evitarle o comunque a non aprirmi troppo con loro per evitare che la loro irritazione, i loro giudizi nei miei confronti ormai accettati dentro di me e riconosciuti come cosa naturale ed ovvia, non mi toccassero più come una volta. Quante volte durante il corso mi sembrava di impazzire ad ascoltare certe persone che si lamentavano in continuazione e a cui non andava mai bene nulla, quante volte parlando e parlando di me ho esaurito persone che non sapevano come farmi stare zitto. Fu proprio lì che molte cose che avevo compreso solo in superficie durante i corsi di Como mi divennero chiare e mi aiutarono a far aprire il mio cuore. Si perché il cuore si apre solo quando si riesce a vivere sulla propria pelle entrambi i poli della realtà. Non si possono prendere posizioni troppo rigide nella vita anche se spesso è inevitabile farlo per accorgersene. Ogni volta che ci cristallizziamo su un modo di essere compaiono i problemi. Un esempio classico è quello del tibet che nel nome dell’amore e della non violenza hanno perso il loro paese, oppure la chiesa che nel nome del bene per estirpare il male ha mandato sul rogo migliaia di persone diventando essa stessa fonte di malvagità e di dolore. La stessa consapevolezza esiste solo in funzione della non consapevolezza, percui l’unico modo per essere consapevoli è essere inconsapevoli. Sembra un paradosso, ma in questi giorni mentre ero in vacanza leggendo un libro bellissimo, “ ultimo giro di giostra” di Tiziano Terzani sono proprio arrivato a questa conclusione, che la vera felicità sta nel non prendere posizione, nel lasciarsi totalmente andare, nel lasciarsi dondolare al ritmo che più preferiamo in questo continuo passaggio dal piacere al dolore senza mai opporre resistenza con grande coraggio e rispettando i nostri tempi. Per anni ho cercato di seguire quello che la società ha fatto dire agli uomini più illustri ai personaggi più famosi rendendoli dei o semidei, portatori di un nuovo seme per l’umanità di una nuova dottrina, di valori sempre più santi e solo ora mi rendo conto che tutte queste cose hanno riempito la mia testa impedendole di lasciarsi andare alle emozioni, soprattutto a quelle negative, di lasciarle passare e di farle rimbalzare da un estremo all’altro fino a trovare un ritmo leggero, portatore di quella vera serenità che tutti noi esseri umani cerchiamo. Ma per arrivarci occorre imparare a lasciarsi andare, a fare tutte le esperienze possibili ed immaginabili, quelle esperienze che la vita spesso ci propone e che noi rifiutiamo dapprima gentilmente e poi sempre più ostinatamente, quelle esperienze che nascono nel nostro cuore come desideri. Questo è quello che ho compreso oggi, ma ancora mi manca molta strada da fare per raggiungere quella agognata serenità e a volte ci mettiamo in situazioni veramente pericolose poiché cristallizzandoci su alcune posizioni spingiamo inconsapevolmente la vita a schiaffeggiarci per andare avanti. All’epoca quando respiravo con Alexander fu l’inizio di questo percorso e non mi accorsi subito di questo processo che iniziò dentro di me, anzi forse solo ora a distanza di anni e rivedendo i fatti accaduti riesco ad avere una visione più chiara e lineare di quello che mi accade in quei mesi e in quelli successivi quando poi continuai nel corso avanzato con le regressioni e feci tantissime nuove esperienze…….

17/07/2004

La mia vita .....

Quando tornai a casa dall'incontro con D. non sentivo più quell'attrazione che sentivo nei giorni precedenti, si era come rotta la magia, le volevo bene, ma a dir la verità questo aspetto passava in secondo piano. Fu proprio in quel periodo che mi accorsi che io stavo cercando inconsapevolmente l’anima gemella.. Dentro il mio cuore speravo che D. fosse bellissima, perché l’essere bella si sarebbe sommata comunque alle altre caratteristiche positive che lei aveva e l’avrebbe resa sicuramente la “principessa” del mio cuore, colei che avrebbe soddisfatto “tutti” i miei bisogni. Ma quello era solo l’inizio di un lungo percorso di consapevolizzazione sull’amore e sui miei bisogni e sulle mie aspettative. Nei giorni successivi al nostro incontro lei aveva voglia di sentirmi, io non tanto, non che non volessi mai più sentirla, questo no, D. era comunque nel mio cuore come amica ma era diverso, non c'era più il desiderio di sentirla, la smania che c'era prima, non era più nei miei pensieri e i miei impegni quotidiani divennero più importanti di lei, e finii per metterla in secondo piano. All’inizio mascherai a lei queste sensazioni poichè avevo timore di farla rimanere male. Ma nel giro di qualche giorno con il susseguirsi delle telefonate non ci riuscii più mi dava fastidio e ricordo che il primo martedì dopo pasqua, trovai il coraggio di dirle quello che avevo provato quel giorno e che sentivo in quel momento. Fino a quel momento ci eravamo sempre detto tutto anche le cose più sgradevoli, ma l'effetto fu disastroso, si mise a piangere e mi disse che non voleva più sentirmi perché l'avevo in un qualche modo tradita, fraintesa, non capita e questo per lei era insopportabile. Ora non ricordo di preciso quale fu il discorso che scatenò da parte sua questa reazione, quello che ricordo è che lei ci rimase malissimo, le sue motivazioni, erano molto emotive e non davano spazio ad una riflessione, mi venivano gettate addosso senza possibilità di parlare di venirci incontro attraverso un dialogo, tanto più che anche io comunque ero sovrastato dalle emozioni, ed erano sempre delle emozioni che mi spingevano a prendere le distanze da lei. Percui quando misi giù il telefono e non ebbi più la possibilità di parlare e tirare fuori queste emozioni, iniziai a sentire il suo dolore, che divenne piano, piano il mio. Mi sentii in colpa, probabilmente avevo frainteso, forse avevo dato dei messaggi sbagliati, avrei voluto capire, ma lei non mi voleva parlare impedendo qualsiasi chiarimento, qualsiasi spiegazione. Apprezzai Cinzia in quei momenti e la sua capacità di gestire le sue emozioni e di affrontare anche se penosamente un discorso serio, sostenendo la propria posizione le proprie idee senza lasciarsi dominare dalla distruttività delle emozioni. Solo dopo alcuni giorni a forza di scrivergli email, mandargli sms riuscii a parlarci, ma mi accorsi che non era più la stessa cosa, lei stessa mi disse che era cambiato qualcosa, quella sintonia che prima ci univa. Era diventata fredda, l'onda non c'era più, e il nostro rapporto si raggelò molto. Fu lì che presi coscienza di una mia dinamica emotiva. Mi lasciavo ricattare dal dolore dell’altra persona, dalla sua paura dell’abbandono e non riuscivo ad andare per la mia strada senza sensi di colpa, e incominciavo a vedere anche da dove arrivava … da mia mamma e da mio papà e dal loro modo di amarmi e di stare con me. Mi raccontò che aveva conosciuto altre persone sulla chat e che stava facendo nuove amicizie. Affrontammo la questione fisica, ma sembrava non averla turbata più di tanto il fatto che a me non piacesse, lei era convinta di essere ancora bella nonostante qualche chilo in più, erano altre le cose che la infastidivano ma sinceramente non ricordo cosa. Nei mesi successivi ci telefonammo spesso ma io mi proponevo come consigliere e lei lo accettava alla grande, ritornai ad essere la sua sponda, il suo complice, il suo amico del cuore, ma mi accorsi con il passare del tempo che mentre mi raccontava della sue altre storie su internet mi dava un po' fastidio. Non diedi molto credito a queste sensazioni, in fondo mi aveva deluso fisicamente per cui che volevo da lei? Ma dentro di me iniziava comunque a nascere confusione di sentimenti, poiché nonostante mi avesse deluso fisicamente mi iniziava ad attrarre ugualmente; a lei piaceva parlare con me delle sue fantasie sessuali e lo aveva fatto e lo faceva anche perché fin dall'inizio io ero stato al mio posto senza avanzare mai pretese, ma dentro di me a poco a poco nasceva il desiderio di fare sesso con lei, anzi quel fatto divenne stimolo per un sacco di fantasie. Non ricordo in che modo glielo dissi e con che modalità, dentro di me ero convinto che con lei avrei potuto fare quel “tantra” che con Cinzia era così difficile fare, e pensavo che il sesso per me sarebbe potuto divenire un piacevole canale di apprendimento, e di sperimentazione; il fatto che lei non mi piacesse moltissimo fisicamente poi mi avrebbe aiutato a tenere maggiormente le distanze dal punto di vista emotivo e poi dai suoi discorsi sembrava che lei fosse veramente disinibita e pronta a tutte le nuove esperienze e che fosse capace di distinguere un sesso da esperienza da un sesso fatto con amore, non avevo però fatto i conti di nuovo con le sue emozioni. Passo l'estate e quando ci risentimmo a settembre fu lei a parlarmi per la prima volta della web cam. Lei l'aveva comprata usata ed era stata un'esperienza molto stimolante, non ricordo bene per quale motivo l'aveva tirata fuori, ma ricordo che dentro di me si affacciò l'idea di fare proprio sesso via internet con lei in modo virtuale, ma l'ostacolo non era mostrarsi, quanto il tempo, e il desiderio di lei. Si perché lei lo voleva fare solo se le veniva voglia e a lei non veniva voglia a comando, anche se la cosa in un qualche modo poteva intrigarla. Un pomeriggio ci fu la possibilità di farlo e ci spogliammo uno davanti all'altro alla web cam e ci masturbammo. Di quel pomeriggio ricordo delle sensazioni molto piacevoli. Il suo viso alla web cam era dolce, il suo sguardo mi piaceva, e ogni volta che la vedevo mi faceva tenerezza, mi dava la sensazione che lei fosse la mia complice, il mio rifugio alla rigidità del rapporto con cinzia, con lei mi sentivo al sicuro. La vedevo nel suo studio tra le sue cose, ed era una sensazione piacevole, molto piacevole. Chattavamo guardandoci e piano piano nella mente mi nacque la voglia di sperimentare qualcosa di eccitante e di nuovo. Tutto nacque per sfida, io mi ero spogliato davanti a lei, per dimostrargli che non avevo vergogna, lei si era eccitata e la cosa era proseguita ... mi piacque da morire, sia per le sensazioni sia perché dentro la mia testa iniziai a fantasticare alle mille cose che potevamo fare senza il bisogno di doverci incontrare, nei giorni successivi, la tempestai di email e le chiesi se lo potevamo rifare, ma lei iniziò a dirmi di no. La cosa aumentò sempre di più dentro di me ed io mi rendevo conto che dentro avevo una pulsione fortissima, ma lei non era disposta a fare i conti con questa cosa, anzi la pressione psicologica le deva fastidio, si sentiva il fiato sul collo. Percui mi imposi di lasciar perdere ma ogni volta che mi chiamava o ci sentivamo mi tornava in mente questa cosa e tenerla dentro di me diventava sempre più difficile, anche perché comunque lei mi parlava dei suoi amici, non che ci facesse sesso con loro, ma comunque li vedeva ci usciva, iniziavo ad essere geloso e non riuscivo a capire il perché, forse non ero consapevole nemmeno di essere geloso, forse il nostro rapporto non era più in equilibrio, da lei non ricevevo più quello che desideravo, l’essere un Guru per lei non mi bastava più, volevo altro, volevo lei ma lei non c’era per me ma solo per gli altri. Solo recentemente sono riuscito a capire quelle dinamiche emotive, non ero più il suo “principe”, non ero più il preferito, ma solo un amico, ed io ero stufo di dargli consigli di parlare con lei dei suoi problemi rispondere alle sue domande essere sempre disponibile quando lei si faceva viva per poi sentirmi dire di no. Lei non si rendeva conto che in un modo molto sottile mi chiedeva amore ma non mi dava proprio nulla ed io non mi rendevo conto che le stavo dando tutto quello che mi chiedeva nella speranza che lei fosse più disponibile e che un giorno avrebbe soddisfatto i miei desideri così come io stavo soddisfacendo i suoi attraverso la mia attenzione, attraverso la mia disponibilità. Chi vive sperando muore cagando, si dice, ma solo recentemente ho capito che la falsa speranza è proprio quella a tener vivo e a far crescere “l’amore” per una persona che ci attira o che amiamo. Si aspettiamo, aspettiamo fiduciosi che prima o poi ci darà quello che ci aspettiamo mentre finiamo inesorabilmente e lentamente in una fossa scavata con le nostre mani. A forza di insistere comunque una volta riuscii ad ottenere di fare qualcosa, io sostenevo che attraverso il sesso ci saremmo potuti conoscere più in profondità c’erano una serie di giochi da fare nei quali sarebbero venute fuori le nostre dinamiche di comportamento più profonde, mi disse che se avessi voluto fare qualsiasi cosa lei era disposta a guardare e poi dirmi quello che provava, ma lei non avrebbe fatto nulla perché non ne aveva voglia perché c’era gente in casa e non voleva rischiare. Le chiesi cosa voleva che facessi e lei mi disse che le sarebbe piaciuto vedermi inculare da un altro uomo, ma visto che non era possibile potevo mettermi qualcosa nel culo. Una carota ad esempio!. Mi vergognavo come un matto, mi sentivo fragile per le sue richieste per quel suo modo così naturale ma nello stesso tempo trasgressivo di parlare di sesso, avevo sempre fatto il brillante in fatto di sesso con lei ma quella volta mi sentivo veramente fragile ed indifeso ma lo feci lo stesso spinto da non so che cosa, da curiosità, spinto dalla mia voglia sfrenata di sesso, forse nella speranza che lei poi facesse la stessa cosa per me. Quando alla fine spensi il PC e ci salutammo mi sentivo fragile come non mai, totalmente nelle sue mani. Mi sentivo liquidato in quattro e quattr’otto, avevo paura dei suoi giudizi anche se poi l’avevo spinta io a considerarmi così, avrei voluto essere rassicurato se non altro avrei voluto sentirla vicina a me. Invece non si fece viva per un sacco di tempo e mi lascio solo come un pirla a smazzarmi le sensazioni che avevo provato ed io rimasi orgogliosamente in silenzio e non riuscii mai ad aprigli in modo chiaro il mio cuore, l’esperienza era ancora troppo vergine per vederla con chiarezza e non sapevo nemmeno io dentro di me cosa stava capitando. Cercai di scrivergli delle email in cui fargli capire quanto fosse importante per me provare a fare del sesso con lei, ma per lei era tabù, non ne aveva voglia non la eccitavo comunque ero il suo amico e non le sembrava il caso!!! Rivedevo la D. del primo periodo, sicura di se che andava semplicemente per la sua strada senza minimamente preoccuparsi di me, dal punto di vista sessuale non la interessavo, io le ero utile come sponda, come specchio, come amico, come confidente ma non certo come amante, io invece avevo bisogno di sperimentare in modo sincero il sesso, non bastava andare a puttane e rendere reali le mie fantasie erotiche, ci voleva partecipazione, per poterne trarre veramente insegnamento, per trascenderle, per potermene anche separare, senza però vendere l’anima. Oscar Wilde diceva che il miglior modo per liberarsi da una tentazione è cedergli. Sono d’accordo. Ritengo che i desideri, e le pulsioni, l’amore stesso siano gli strumenti per farci crescere. Non si può chiedere ad un essere umano di crescere e basta, sarebbe troppo crudo e poi non lo farebbe non saprebbe nemmeno da che parte si incomincia a crescere, è nel tentativo di esaudire un nostro desiderio oppure di ottenere l’amore di qualcuno che noi cresciamo, modificandoci, temprandoci, plasmandoci. Con D. mi sentivo veramente alla frutta, non la sentivo più vicina a me se ne era andata per la sua strada. Del resto glielo avevo permesso io, del resto ero io che sostenevo questa cosa e cioè che ognuno di noi deve fare quello che si sente e basta e lei lo stava facendo alla grande. Mi sentivo come quelle donne che aspettano il loro amante, per mesi settimane, per una vita pur sapendo che non sarà mai loro, ma solo condiviso. Stetti molto male, tra l'altro fu proprio in uno dei miei infiniti tentativi di ripetere l'esperienza della masturbazione virtuale che una sera Cinzia per caso mentre stavo scrivendo una email a D. per supplicarla di assecondarmi, entrò nella stanza mentre non ero al PC e la lesse! Ci rimase malissimo. Ricordo che mi sentii sprofondare di nuovo. Mi chiese cosa ci provavo a fare sesso davanti alla web cam e perché lo facevo proprio con D.. Cercai di spiegarle come sempre che lei non era molto disponibile a fare quelle cose e che a me sarebbe piaciuto farle e che i suoi no mi spingevano la dove avevo la possibilità di farlo. Cazziato e mazziato. D. diceva no Cinzia diceva no. Sempre no, sempre no, ogni volta che volevo fare sesso dovevo quasi sposarmi, dichiararmi, dare tutto il mio “amore” la mia attenzione per elemosinare. Non ci stavo, ero incazzato come una biscia. Cinzia mi tenne il muso per quindici giorni, ed io glielo lasciai, andando per la mia strada esattamente come D. faceva con me. Tra l’altro in quel periodo ero fin troppo sicuro delle mie idee di quello che provavo, del fatto che secondo me avevo ragione e basta e la lasciai nel suo brodo. Avevo i miei corsi, i miei amici, internet e la chat che mi regalava comunque sempre molte opportunità. Cinzia è così!! come quando andiamo in macchina. Io DEVO guidare e sempre io DEVO andare piano, non è che mi accetta per quello che sono, non è che visto che ha paura si mette lei al volante, no devo essere io a guidare e devo anche andare piano . Io la devo rispettare, io devo capire che ha paura e rispettarla, ma che rapporto è questo? E lei? quanto mi viene incontro? Quando mi fa un pompino, quando mi lascia proporre cose nuove a letto? E’ una vera e propria guerra sugli stessi bisogni camuffati da uomo e da donna. È stando insieme ed accettandoci reciprocamente che si cresce, è affrontando il mio modo spericolato di andare in macchina o di vivere che lo fa suo e lo integra dentro di se, mica manipolandomi mica facendomi essere un maggiordomo sempre attento ai suoi bisogni, perché mi ama ? ma mi ama veramente? perché è attratta dal mio entusiasmo, dalla mia energia quella stessa energia che mi spinge nel pericolo in modo istintivo e naturale ma che la spaventa! Ma lei vorrebbe l’energia e non il pericolo, non capisce che sono spesso interdipendenti? E mi viene a dire: “non lo so; provo amore per te ma non so il perché non c’è il perché!!” Ma seguimi una buona volta!!, integra dentro di te, me, e vedrai che quell’amore cambierà, si eleverà si trasformerà dapprima da eros in philos e poi alla fine in agape, in amore puro, in pura e semplice accettazione. E invece no: sono io che devo venirti incontro, devo pensare a come darti quello che so, come un papà fa con la propria figlia, sono io che devo assumermi le mie responsabilità, decidere per la casa, starle vicino per l’educazione dei figli, io che non devo fare il bambino, e poi ero costretto a fare il papà. Quante donne ho dovuto conoscere per convincermi che non esisteva quella perfetta, quanti specchi per non vedere che avevo davanti a me solo me stesso, tutte quelle donne erano solo l’immagine contraria di me stesso! Ricordo che tanti di questi pensieri mi correvano nella testa, ma ancora era lontana la comprensione di certe cose, molto lontana. Fu un periodo in cui il sesso divenne un problema per me. Era sempre nella mia testa e chattavo molto nella speranza di trovare qualcuno che non fosse una puttana, qualcuno che non fosse una bimba, qualcuno che non volesse trovare un marito o un fidanzato, volevo solo qualcuno che attraverso anche il sesso volesse conoscere se stesso …. Raggiunsi livelli di frustrazione e di depressione molto alti ma verso la fine di ottobre in chat conobbi M.. Come sempre, e già da allora iniziavo ad accorgermene, i desideri e le emozioni vanno lasciate aumentare dentro di noi poiché quando raggiungono il massimo come un metronomo scattano dall’altra parte e i desideri si realizzano da soli ….. D. non la sentii più per molto tempo, solo dopo molti mesi si fece viva per parlarmi del suo nuovo blog, sembrava che volesse il mio parere …. Ero stufo, percepivo questa cosa come l’ennessimo modo per farsi amare a sbafo e la trattai malissimo e non la volli più sentire, lei ci rimase male e non capii un cazzo delle mie ragioni, continuò a pensare che la volessi solo scopare, sinceramente avevo talmente tanta rabbia dentro che non ci sarei riuscito nemmeno con lo spirito santo, ma spiegarle cosa era successo dentro di me, sembrava come parlare ad un muro, tra l’altro quando lei mi ricontattò avevo fatto molte altre esperienze e avevo come l’impressione che lei non avendomi seguito nel mio percorso fosse rimasta ferma, non fosse cresciuta ma si fosse messa a girare nel labirinto delle sue illusioni ….. io non meno di lei ma in quel momento questo era quello che pensavo, in quel momento ero accecato dalla rabbia e dalla frustrazione generata dai suoi no passati e dal suo modo subdolo di chiedere amore puro, per lei non ne avevo più ….. recentemente mi sono visto arrivare l’ennesima email in cui mi chiedeva l’ennesimo consiglio e quello che ho provato è stata di nuovo rabbia …. la sensazione che io per lei fossi come un enciclopedia da consultare in caso di bisogno, una specie di papà da cui ricevere consolazione e accettazione, buoni consigli e cose del genere senza nulla dare in cambio se non gratitudine …. Anche io avevo bisogno di tante cose ma nessuna che lei mi potesse soddisfare e così a parte l’indirizzo del mio blog non le volli dare più nient’altro anche se nel mio cuore D. rimane, anche se nel mio cuore D. mi ha dato tantissimo e continua a darmi poiché ripensando a tanti episodi, discussioni e dialoghi molte cose dette e fatte da lei mi tornano in mente a distanza di anni nelle nuove situazioni che vivo e mi fanno capire cose di me stesso che magari all’epoca non ero pronto ne a vedere ne a comprendere, ma al di là di questo non potrei più riportare in vita il nostro rapporto … le nostre vite si sono totalmente separate e ognuno di noi ha seguito strade diverse, ora non potrei ascoltarla come allora, ora non potrei più esserle d'aiuto, mi sento come quelle donne che sono state tradite e che non riescono più a tornare indietro ..... D. non mi ha seguito e questo è stato forse il "suo" peccato mortale per me .... (continua)

13/07/2004

La mia vita .....

D. l’avevo conosciuta sull’onda di celestino quando ormai questa iniziativa stava per morire. Mi aveva contattato privatamente per email e ci eravamo messi a parlare del libro e di moltissime altre cose. Ci eravamo scambiati le foto, io le avevo mandato quelle che ritenevo più brutte, perché mi sembrava fosse la cosa più giusta non mostrarmi nel mio lato migliore ma in quello che ritenevo più vero e comune, cercando di dare un immagine di me il più possibile vicino alla realtà, ma quando mi arrivarono le sue, rimasi di stucco. Era bellissima, una vera vamp, foto fatte da un fotografo in cui appariva truccata con una pettinatura alla moda e questa cosa mi aveva fatto sentire terribilmente insicuro perché io mi sentivo più brutto di lei. Mi piaceva tantissimo, ma feci finta di niente, così come spesso nella mia vita ho fatto di fronte a donne che mi attiravano fisicamente moltissimo, mascherando la mia dipendenza dalla bellezza, la mia fragilità nel desiderarle. Lei continuava a ripetere che gli uomini volevano solo portarla a letto per la sua sensualità e bellezza ed era stufa di essere vista non solo nella vita di tutti i giorni ma anche in chat solo come una donna con cui fare sesso. Aveva invece un grande bisogno di condividere i suoi interessi, le sue scoperte sul mondo, sulla new age e non solo, con un uomo, visto che con suo marito non riusciva ad avere un dialogo soddisfacente, senza rovinare il rapporto con il sesso. Per cui fin dall’inizio cercai di non essere uno di quegli uomini sempre in cerca di una scopata, ma un vero amico, un uomo diverso dagli altri, come del resto da sempre mi aveva insegnato mia madre. Lei non mancava mai di farmi notare quei comportamenti di mio padre che io non avrei mai dovuto adottare con una donna, facendomi diventare un ottimo uomo di casa, devoto, attento, servizievole, e gentile con le donne ma soprattutto con quella amata. Già lo ero in casa con Cinzia, con cui cercavo di essere un marito “perfetto” per cui anche con lei non mi risultò difficile essere un “amico” perfetto, pur di farmi apprezzare e farmi dire quanto ero diverso da tutti gli altri, quanto ero sensibile e tutto il resto. In realtà ero e sono uguale alla maggior parte degli uomini e la prima cosa a cui penso quando conosco o vedo una donna che mi piace è di immaginarmi a letto con lei, e tanto più questa fantasia è forte dentro di me tanto più mi sento debole e fragile nei suoi confronti . Ci spedivamo in media una email ogni mese e le cose andarono avanti così per circa tre anni. Ricordo la sensazione che ebbi quando ci sentimmo in chat per la prima volta. Digitava velocissimo, la sentivo forte e sicura di se, molto intelligente, io invece mi sentivo insicuro ma cercavo con tutte le mie forze di essere alla sua altezza, mostrandomi aggressivo e sicuro del fatto mio. Come ho già detto la sua bellezza anche se solo virtuale, visto che non l’avevo mai vista, mi intimoriva soprattutto all’inizio, ma piano, piano a forza di leggerla, attraverso le sue email, iniziai a vederla come una donna comune, anche lei con i problemi di tutti: un marito freddo, chiuso ed insicuro con cui faceva fatica a comunicare e che sessualmente non la soddisfaceva pienamente, una recente storia di infedeltà, finita male e da cui lei era uscita non solo con il morale a pezzi e mille sensi di colpa ma anche fisicamente ferita dopo un incidente stradale che l’aveva fatta scoprire e segnata sul viso per sempre facendola sentire non più bella come una volta. E’ difficile ricordare e descrivere le mille sensazioni che provai con lei ed i mille discorsi che affrontammo poiché nella mia mente sono mischiati e confusi, ma mi rendo conto che nel tentativo di mettere ordine a questi ricordi sto imparando molte cose su me stesso. D. aveva un entusiasmo per le cose incredibile, e con lei fin dall’inizio avevo affrontato tantissimi argomenti e provato nuove sensazioni. Ci eravamo confessati anche i segreti più intimi, il nostro modo di masturbarci, le nostre impressioni più segrete su persone fatti e quant’altro delle nostre vite private e anche su noi stessi e su cosa pensavano l’uno dell’altro. Sicuramente fu fin dall’inizio un bellissima amicizia e che mai più avrei pensato di poter intraprendere con una donna. Avevo avuto delle amicizie femminili ed erano durate anche a lungo, ma erano nate sempre perché comunque io non provavo attrazione per loro. Pensandoci adesso mentre scrivo mi rendo conto che nella mia testa avevo tolto la possibilità sia di incontrarla che di farci sesso e questo mi permetteva di starci insieme in modo molto più sereno. Con lei imparai a scrivere di me, a volte impiegavo giornate intere a scriverle email per spiegarle il mio punto di vista, altre volte scrivevo di getto quello che mi veniva in mente seguendo il flusso delle emozioni e tutto questo mentre comunque portavo avanti le mie letture i miei corsi a Como, la mia vita con Cinzia, condividendo con lei le mie scoperte su me stesso e sulla vita. Ricordo dei miei tentativi di convincerla a comportarsi in un certo modo e a fargli capire quanto sbagliasse a considerare le persone e le situazioni in modo così negativo per poi ritrovarmi io stesso ad affrontare quelle stesse situazioni e cercare di comportarmi come io avevo pensato e sostenuto con lei, ci si dovesse comportare. Le volevo bene proprio perché aprendosi con me mi permetteva di vedere le cose in un modo diverso, viverle da solo mi portava a distorcerle, enfatizzarle, esagerarle, a vederle seguendo i miei condizionamenti, in quel modo invece lei mi ci faceva riflettere sopra permettendomi di valutare la realtà secondo parametri più oggettivi. A posteriori mi rendo conto che mi mostrò uno dei miei bisogni più importanti, quello di comunicare le mie esperienze proprio ad una donna per verificarle, sul campo, per liberarle delle illusioni create dalla mia mente. All’epoca non pensavo a queste cose a quell’epoca mi sentivo forte delle mie scoperte, e lei con il suo atteggiamento di devozione e stima rinforzava questa idea. Ma era proprio la cosa che mi mancava, ora forse la do per scontata ma allora non lo era affatto, allora ero ancora molto insicuro di me e abbastanza ignaro delle mie qualità e dei meccanismi che regolavano la mia emotività e la mia mente. Lei, la “vamp” di cui avevo così soggezione diventava una persona come le altre anzi proprio alla mia portata, cosa che non era mai capitata. Ci fu un periodo in cui ci sentimmo per telefono per la prima volta, lei era già diventata mamma, ed avevamo intensificato le nostre chiacchierate. Mi piaceva chiacchierare con lei e mi piacevano le sensazioni che mi dava. Mi piacevano a tal punto che le dissi che la amavo, indipendentemente da quello che provavo per Cinzia. Dentro di me quanto le parlavo al telefono mi sentivo un Dio e questa sensazione era bellissima, mi sentivo accettato, stimato, desiderato, sentivo di avere un grande ascendente su di lei, e questo mi dava potere. Lei dal canto suo non considerava reale questo mio sentimento e continuava a ripetermi che esageravo nel valutare i miei. Lei riteneva l’amore qualcosa di più profondo e non se la sentiva di dirmi una cosa del genere anche se doveva ammettere che mi voleva molto bene e che pensava spesso ad un nostro possibile incontro con insistenza, emozione e grandi aspettative. Mi vedeva come una persona speciale, una specie di guru, una persona che la capiva che la comprendeva che era riuscito a farla aprire, e con cui aveva provato delle belle emozioni, ma non riusciva a credere alle mie parole ne a provare per me “amore” nel vero senso della parola, anche se facevo a capire cosa volesse dire, forse se ne voleva convincere per non dover fare i conti con i sensi di colpa che già la dilaniavano. Fu proprio in quei giorni che D. mi mandò l’email che lesse Cinzia. In quella email cercava di capire il perchè io le dicessi "ti amo" e mi ricordò le mie storie con le prostitute, con R. e non ultima quella con S. quasi per dimostrarmi che era tutto virtuale dentro di me, ma io non l'ascoltavo, seguimo il filo delle miei pulsioni irrazionali ...... Fu quell’email che Cinzia lesse tutta d’un fiato e aprì la crisi tra me e lei. Dopo qualche giorno telefonai a D. dicendole che non la potevo più sentire, che Cinzia mi aveva chiesto di non avere più rapporti aperti con altre donne e che io glielo avevo promesso. Le raccontai tutto e le dissi che non ci saremmo più sentiti. Ricordo che enfatizzai le cose che avevo capito in quel periodo, e non fu l’unica volta, a quell’epoca vivevo tutto come se fosse un apocalisse in termini veramente esagerati, quasi magici, me ne rendo conto solo ora a distanza di anni ripensando a quei momenti. Era la fine di febbraio e non ci sentimmo fino ad ottobre, mi sembrò un eternità anche perché la vita in quei mesi fu intensissima e piena di esperienze molto profonde e forti. In quel periodo io e cinzia ci eravamo di nuovo allontanati, e Riccardo, il lavoro e gli impegni quotidiani ne erano la causa principale. Rivedendo il tutto mentre scrivo mi rendo conto che ho un grande bisogno di condividere le mie esperienze con la mia donna e Cinzia purtroppo è sempre stata molto chiusa e restia a fare la stessa cosa con me, ecco perché ho sempre cercato fuori dal nostro rapporto di soddisfare questo bisogno e non solo questo. Quando reiniziammo a sentirci, i sentimenti che provavamo l’uno per l’altra si riaccesero e ci fu un escalation fino a marzo quando le cose precipitarono. In quel lungo periodo da ottobre a marzo io conobbi un americano che faceva rebirthing e feci due corsi di un mese l’uno, uno ad ottobre l’altro a novembre ed infine un ultimo a marzo. Il rebirthing apri un nuovo mondo al mio modo di sentire. Aprì il mio cuore e la mia pancia e mi permise di ritornare a contatto con le mie emozioni più fini, di percepire le emozioni mie e degli altri in modo molto intenso e coinvolgente. Dico questa cosa perché quello che successe tra me e D. non fu un caso, come tutto quello che del resto mi è capitato nella vita. Il nostro parlare, condividere, ci avvicinò talmente tanto che un giorno dopo una serie di email e sms sentii, una strana sensazione nella pancia, che salendo si trasformava nella certezza che lei mi stava pensando e provai un sentimento d’amore nei suoi confronti molto forte ed intenso. Le scrissi di questa cosa con un sms e nello stesso identico istante lei fece la stessa cosa. Rimanemmo molto colpiti da questo fenomeno. Nei giorni successivi questi episodi aumentarono, in modo proporzionale alla nostra empatia. Ci sentivamo a distanza, e dopo un po’ che sperimentammo questo fenomeno non ci fu più nemmeno bisogno di spedirci sms, ormai era una realtà, e sembrava una magia che si realizzava! Di solito mentre stavo facendo delle cose mi capitava all’improvviso di pensare a lei e poi di sentire una sensazione molto forte alla pancia, poco sopra all’ombelico, spedivo un sms e d’incanto ne ricevevo uno di rimando. In quel periodo eravamo vicini a pasqua, mi mandò altre foto di lei, andò ancora da un fotografo per farsele. Continuava a ripetermi che era ingrassata molto, che non era più bella come una volta ma dalle foto a me sembrava ancora più bella ….. mi rendo conto che in modo sottile pensavo di aver trovato “di nuovo” l’anima gemella. Così come mi era capitato con Cinzia, qualche mese prima! A quell’epoca però non stetti a chiedermi come mai e perché queste sensazioni comparivano in modo così forte e violento e in circostanze così diverse, l’unica cosa che percepivo era l’eccitazione di provare queste sensazioni. Ci sentivamo spessissimo al telefono e non facevo che pensare a lei di giorno di notte come se fossimo due innamorati, finchè finalmente lei riuscii a trovare un momento in cui vederci per alleviare la tensione. Ci incontrammo a Parma …. Ricordo ancora i momenti che precedettero l’incontro. Eravamo al telefono, e parlavamo. Le mie sensazioni erano molto simili a quelle che avevo provato al corso di como. La mia visione era lucida, e limpida e mentalmente vedevo le cose in un modo molto vivo, quasi trascendente, come circondate da un alone di energia, di magia, difficile da descrivere mi sembrava di vedere nel futuro, avevo vere e proprie visioni sul mondo sul suo destino, mi sembrava che dovesse accadere da lì a breve qualcosa di apocalittico. Mi sentivo come il protagonista della profezia di celestino durante la 5 illuminazione. Solo dopo mi accorsi invece di vivere l’ottava di illuminazione e di ricevere energia da D. in modo illusorio e dipendente come il protagonista invece la ricevette da una donna che conobbe lungo il cammino, Marjorie. Stavo vivendo la profezia di celestino di persona, quelle sensazioni, quel modo di vedere le cose era identico e mi sentivo realizzato, arrivato, illuminato nel vero senso della parola. Arrivai al casello dove ci dovevamo incontrare raggiunsi la sua macchina, lei non era ancora scesa eravamo al telefono e decidemmo di scendere insieme ….. quando scesi rimasi di stucco! In un attimo tutta la mia energia sparì, vidi le mie aspettative crollare, mi resi conto del castello di carte che mi ero creato nella mia testa ….. D. era alta come me, grande, enorme, il viso sembrava gonfio, la vedevo semplicemente “grassa” ….. d’impatto non mi piacque e mi resi subito conto che stavo inseguendo un sogno, l’avevo idealizzata in tutti questi anni e lei aveva contribuito, per sentirsi forse amata, per sentirsi bella e desiderata. Io in quel momento dimenticai tutte le belle cose che ci eravamo dati, dimenticai ogni cosa, anche se cercai di non lasciar trapelare nulla, avevo paura di farla rimanere male, perché le volevo bene, e mai e poi mai avrei voluto farle del male ….. ma ero deluso, deluso perché dalle foto che mi aveva mandato mi aspettavo un D. molto diversa. Non mi rendevo nemmeno conto che in tutto quel tempo, anche se avevo cercato fin dall’inizio di reprimerlo, avevo messo nel mio inconscio l’immagine che mi ero fatto di lei nel momento in cui mi mandò già le prime foto, e le sensazioni e le aspettative che erano nate subito dopo, e che ora ritornavano alla coscienza, stordendomi poiché non le avevo più considerate, le avevo negate dentro di me, cercando di dare molto più valore all’amicizia, e alle altre cose che erano nate tra noi. La guardai molto. Mi sembrava che posasse per me, non la vedevo naturale, sembrava una spontaneità forzata e studiata, come se lei abitualmente cercasse di piacere. Parlammo molto, come facevamo al telefono, quelle sensazioni che provavo via filo le provai anche lì, ma in modo meno travolgente, più vero, più reale. Non mi venne nemmeno nell’anticamera del cervello di portarmela a letto, non pensai più come nei giorni precedenti di potermi innamorare follemente di lei. Ripensando a quei momenti mi rendo conto di quanta confusione avessi dentro e soprattutto di quanti sentimenti, aspettative, fantasie infantili e altro fossero presenti nel mio inconscio, celate alla mia coscienza senza che io me ne fossi nemmeno accorto, di quanto forte fosse comunque la loro spinta per uscire e dissolversi alla luce della coscienza. Da una parte mi sembrava di vivere nel libro della profezia di celestino, mi sembrava di essere il protagonista di quel libro, avevo sensazioni forti, visioni di altri tempi, dall’altra la mia vita reale si stava mischiando con la fantasia, una vita reale dove forse il mio desiderio più profondo e nascosto era di trovare un anima gemella, una donna con cui avere una sintonia totale, completa, con cui essere un unico essere. Tra l’altro nei giorni precedenti facendo rebirthing avevo vissuto un “sogno”, avevo avuto una visione in cui io ero un frate e lei una suora pensando di averla conosciuta in una vita precedente e quel giorno senza averglielo detto lei mi aveva regalato una “tau” francescana una croce a forma di ciondolo e questo mi aveva ancora di più impressionato e colpito. Non capivo se quello che mi legava a questa donna fosse un legame karmico, o chissà cosa. Il magico ed il reale si fondevano ma con gli occhi di oggi non in modo armonico, ma confuso ….. passammo una giornata molto intensa, parlai moltissimo e lei mi ascoltava quasi beata. C’era molta pace tra noi ….. quando ci lasciammo, lei stava molto bene, io no. Facemmo la prova dell’onda per vedere se continuavamo a sentirla, se c’era ancora, ma io non la sentivo più come prima, anzi le sensazione dentro di me erano spiacevoli, di delusione profonda, ma non riuscii a dirglielo avevo paura di ferirla. Quando tornai a casa c’erano Cinzia e Riccardo. Erano veri, reali. Ero contento di stare con loro. Li sentivo in modo molto intenso dentro di me e nel giro di pochissimo tempo archiviai questa esperienza dentro di me, come se ne volessi prendere le distanze. Così come mi ero comportato con R, qualche anno prima presi le distanze da lei emotivamente. Per D. invece fu l’esatto contrario, io non l’avevo portata a letto, io le avevo parlato ero stato con lei senza “provarci”, io ero il suo grande “amico”, l’amico che avrebbe voluto far conoscere a suo marito, far entrare nella sua vita in modo ufficiale con cui continuare a confidarsi, con cui continuare a conoscersi interiormente. (continua)

09/07/2004

La mia vita .....

Subito dopo esserci confessati i reciproci tradimenti con Cinzia passammo un bellissimo periodo, ho solo accennato alle sensazioni e a quello che accadde in quei mesi che precedettero la nascita di Riccardo. Mi rendo conto solo adesso leggendo quello che ho scritto, di quante cose la mia memoria contenga ma come sia difficile fermare i momenti e descriverli per analizzarli e poterli vedere nella loro più intima essenza e comprendere come essi siano entrati a far parte della mia personalità e della mia parte cosciente influenzando poi le mie esperienze successive e la mia vita. Quello che mi appresto a raccontare è una fase della mia vita in cui le donne ebbero un importanza fondamentale e questo periodo partì proprio da Cinzia e da quei giorni in cui ci aprimmo l’uno all’altra. Quella fase ritengo sia in fase di risoluzione anche se sento che manca ancora qualcosa da risolvere, non è ancora terminata anche se il mio modo di amare è cambiato molto da allora e continua a cambiare ogni giorno che passa. Uno degli episodi che ritengo più importanti nella mia vita fu quella notte in cui Cinzia dopo esserci confessati i reciproci tradimenti, fece l’amore con me come non l’aveva mai fatto. Fu lì che mentre ero sopra di lei come un vero animale scoppiai a piangere e mi ritrovai a fare i conti con uno dei miei più grossi fantasmi della mia vita. Mia madre. Fu lì che capii che avevo bisogno di essere amato per quello che ero e non per quello che dovevo essere. Fu lì che mi accorsi che la scelta di Cinzia era stata condizionata molto dal modo con cui mia madre si era posta con me. Queste cose le ho capite solo di recente ma allora i primi bagliori di consapevolezza cercavano di farsi strada nella mia mente. Quella notte quando piansi tra le braccia di Cinzia lasciai mia madre per cercare una donna, una vera donna non una nuova mamma o una figlia ma una vera donna capace di assumersi le proprie responsabilità, e mi sembrò di averla trovata il giorno dopo. Dico mi sembrò perché ai miei occhi apparentemente Cinzia si era trasformata anche se poi a posteriori fu solo un illusione, e ricordo le sensazioni fortissime che provai per lei quel giorno. Una passione incredibile, un attrazione folle, dei sentimenti intensissimi che mi facevano pensare di aver trovato veramente l’anima gemella. Non era la prima volta che provavo una cosa del genere, l’avevo provata per la prima volta con S. quella donna che mi aveva scritto racconti erotici su internet poco prima che Cinzia scoprisse tutto, ma con Cinzia era una sensazione molto più pulita, non trasgressiva, una sensazione fluida che non aveva ostacoli di nessuna sorta visto che era mia moglie, che non era da tenere nascosta ma che splendeva alla luce del sole, non so se rendo l’idea. La mattina, dopo quella notte, l’amore che provavo per Cinzia mi aveva travolto, stupito, lasciato senza parole. Durò poco però perché frutto di una mia proiezione. Cinzia era rimasta quella di sempre, chi era cambiato dentro, ero io. Nei giorni successivi lei volle che io non parlassi più con le altre donne, lei mi volle solo ed esclusivamente per lei, ed il mio cuore si richiuse un po’, ciò che lo aveva aperto era stata la sua disponibilità il venirmi a cercare durante la notte, l’accettare l’animale che c’era in me, facendosi prendere a pecorina di sua spontanea volontà senza che io le dovessi chiedere nulla. Ma il porre di nuovo dei paletti, dei limiti mi fece di nuovo ripiombare nella realtà assoluta e quella sensazione di liberta e di accettazione totale che avevo provato durante la notte scomparve ….. c’erano di nuovo le solite “condizioni” e questo nonostante io cercassi di non considerarlo, mi chiuse inevitabilmente il cuore, anche se l’intensità di quelle sensazioni aveva marchiato la mia anima in modo talmente potente da convincermi di aver finalmente trovato la mia anima gemella la persona giusta e che questa era già al mio fianco. Queste sensazioni subirono poi molte elaborazioni nel corso degli anni successivi, iniziarono a farmi capire cosa fosse realmente l’amore, i suoi limiti, le sue false promesse, ma ci vollero molte altre esperienze per capire e per comprendere più in profondità. Una cosa però quella notte era cambiata, il nostro modo di stare insieme, ci eravamo conosciuti un po’ meglio aperti ancor di più, accettati ancor di più. Nei mesi successivi, all’epoca Cinzia era al quinto mese di gravidanza, parlammo molto, Cinzia volle sapere tutto quello che prima non potevo raccontargli e cioè i miei gusti sessuali, cosa mi piaceva cosa avrei voluto fare. Cercai di aprirgli il mio cuore senza nascondergli nulla anche a costo magari di fargli un po’ male. A quell’epoca dopo aver fatto il corso a Como attraverso le mie letture avevo scoperto da una parte il Tai Chi Chuan e dall’altra il tantra. Mentre il Tai Chi rimase una esperienza molto personale, di cui parlerò in seguito cercai di condividere con Cinzia il Tantra. Il Tantra è una filosofia orientale che usa il sesso come mezzo per arrivare a Dio e quindi alla più profonda conoscenza di se stessi. In quei giorni cercai di convincerla a provare questo nuovo modo di fare l’amore ma non fu facile. Una delle prime cose nel Tanta era di imparare a mostrarsi all’altro senza paura, senza vergogna. Su un paio di libri che avevo comprato c’erano numerosi esercizi da fare in coppia e gli chiesi se era disponibile a farli con me. Ma lì ci furono altri paletti. Non se la sentiva, non ne aveva voglia, non capiva a cosa servissero e che scopo avessero queste cose anche se cercò con tutta se stessa di venirmi incontro e farli, li fece in modo molto forzato e secondo me controproducente….. mi rendevo conto che tutto quello che era capitato nei giorni precedenti era solo capitato perché lei aveva forse paura di essere abbandonata, e se non per quello comunque per dei motivi ben lontani dai miei. Nei primi esercizi ci si doveva masturbare davanti ad uno specchio prima soli, poi uno di fronte all’altro, ci si doveva mostrare nelle posizioni che più ci mettevano in imbarazzo aprendoci totalmente all’altro. La cosa che la inibì più di ogni altra fu proprio quella di masturbarsi davanti a me cambiando posizione e mostrando le parti del suo corpo che faceva più fatica ad accettare, per intenderci il suo culo e le sue coscie, non solo ma vedermi così sciolto nel farlo la lasciò perplessa …. La cosa strana è che era disponibile a mettersi scarpe con tacco, guepiere, calze nere e farsi leccare e guardare da me ma masturbarsi davanti a me no, si vergognava! Io mi bloccavo, sentivo che la stavo forzando, sentivo che non era un canale di apprendimento per lei così come invece lo era per me. Dentro quegli esercizi che mi eccitavano e mi piacevano c’erano molte più cose di quelle che apparivano superficilamente. La capacità di donarsi all’altro, la capacità di mostrare se stessi in modo totale e assoluto, la capacità di affrontare la propria vergogna i propri giudizi e quelli dell’altro, il coraggio di conoscersi in profondità tutte cose che poi potevano essere trasferite negli atteggiamenti della vita reale con gli altri ….. fu lì che compresi che fare sesso con una donna senza provare sentimento non andava bene, non era costruttivo ma fine a se stesso ed era per questo motivo che alla fine se ne aveva ancora voglia. Nonostante tutto questo il nostro modo di fare l’amore migliorò tantissimo, e ricordo ancora una sera che ci riuscì molto bene e mi lascio impressionato per le sensazioni che provai. Mi resi subito conto che non mi ero mai soffermato sulle sensazioni sottili, che gli uomini, in generale, vogliono penetrare, inculare, fare cose estremamente forti ed appariscenti ma il vero piacere è sottile, fatto di attese, sensazioni che salgono lentamente, e difficili da descrivere. Nel tantra quando si fa l’amore si fa la cosiddetta scalata dei chakra partendo dal primo, a livello dei genitali per poi proseguire al secondo, poco sotto l’ombelico, il terzo al plesso solare fino al centro del petto al cuore, il quarto chakra …. Il sesso si ferma lì, al cuore, dopo diventa pura esperienza meditativa. Beh una sera io e lei arrivammo al cuore. Ci arrivammo lentamente, rispettandoci reciprocamente, io accettando i suoi limiti lei lasciandosi andare il più possibile a me, fidandosi …. Fu fantastico, sentivo l’energia che saliva dal basso verso la pancia e poi verso l’alto, sentivo le mie emozioni cambiare passare dal piacere sottile, al senso di unione, alla forza fino al fondermi con lei provando un amore infinto. C’è un versetto di un libro di tantra in cui la dea parvati parla al dio sciva e gli dice: “ Oh shiva, qual è la tua realtà? Che cos’è questo universo pieno di meraviglia? Che cosa costituisce il seme? Chi centra la ruota universale? Che cos’è questa vita al di la della forma che permea le forme? Come possiamo penetrarla a fondo al di sopra dello spazio e del tempo, al di sorpa dei nomi e delle descrizioni? Liberami dai miei dubbi!” in questo versetto ci sono milioni di cose da interpretare e comprendere ma le prime strofe spiegate da Osho mi colpirono molto. Uomo e donna abbracciati mentre fanno l’amore e all’improvviso lei dice : “Oh shiva qual è la tua realtà?che cos’è questo universo pieno di meraviglia? …… “ lei è entrata dentro shiva, lei è un'unica cosa con shiva, lei è shiva e sente la realtà attraverso shiva ….. beh quella sera quando facemmo l’amore io divenni Cinzia, mi fusi con lei. Le sue sensazioni erano diventate le mie, le mie erano diventate le sue. Fu bellissimo, e memorabile, rimanemmo abbracciati un tempo infinito, in silenzio a guardarci a toccarci …. Io in “meditazione profonda” lei in “ascolto”, poiché lei non voleva "meditare". In tutta la nostra vita avremmo fatto l’amore così, si e no tre o quattro volte, e mai, dico mai programmandolo. Capii molte cose quella sera, ero sereno in quel periodo carico di energia, centrato non ero teso ad ottenere qualcosa come sempre, non ero teso a cercare di soddisfare i miei bisogni, non ero teso a dirigire e controllare ero abbandonato a lei, l’accettavo totalmente, poiché accettavo totalmente me stesso. Furono sereni, felici, bellissimi, quei mesi, anche Cinzia sentiva queste sensazioni, non amava parlarne come me, non ha mai amato parlarne, erano intime, sue non le condivideva con me, ma ora non ce ne era nemmeno più tanto bisogno …. La sentivo, guardandola negli occhi, abbracciandola, la sentivo nel mio cuore ….. quando nacque Riccardo questa atmosfera crollò come la pace crolla sotto le bombe di un bombardamento. L’arrivo di Riccardo fu un urugano per entrambi, la vita precipitò a tal punto da non avere il tempo nemmeno di parlarci eravamo troppo stanchi, l’unica cosa che continuavamo a fare era addormentarci abbracciati a letto e bastava ad entrambi. Ma con il passare dei mesi iniziai di nuovo ad essere irrequieto. Non c’era spazio per rigenerarsi, non c’era spazio per noi due. Nel frattempo feci gli ultimi corsi del master, e a andai a como a luglio ed iniziai il giovedì ad ora di pranzo ad andare a Tai chi. Meditavo, cercavo di mangiare bene, continuavo i miei corsi, di omeopatia, sui fiori di Bach, reiki, cristalloterapia, ed ad ottobre una mia paziente mi mise un volantino che parlava di un corso di rebirthing nella casella della posta. Sempre in quel periodo riiniziai a sentirmi con D., la donna conosciuta sull’onda di celestino, a condividere tutte queste esperienze e sensazioni. Del corso di rebirthing parlerò un'altra volta, la cosa che mi preme di iniziare a raccontare è invece il mio rapporto con D. Cinzia era troppo presa tra lavoro e Riccardo e non c’era più la condivisione che c’era in precedenza e dopo qualche mese infatti mi ritrovai a chattare su internet e a fare delle lunghe chiacchierate con D. al telefono …..(continua)

08/07/2004

la mia vita ....

In questi giorni mi sono chiesto perché continuo a scrivere della mia vita, e questa domanda mi è nata dal fatto che non sempre ho voglia di farlo, non sempre ho voglia di raccontare i miei pensieri, le mie esperienze, di dire tutto, proprio tutto al mondo del blog. Eppure come tanti altri giorni oggi mi ritrovo a farlo spinto da non so cosa che mi piacerebbe sapere …….. (e qui mi son fermato a pensarci e a trovare delle risposte, ed eccole, alcune di queste risposte ) ….. A volte aspetto un commento che mi chiuda, che mi spinga a fermarmi, un giudizio, una parola che dentro di me risuoni male e mi ferisca …. ma non è ancora accaduto e mi fa piacere questo, anzi a volte mi stupisco, e il mio stupore mi mostra ciò che è nascosto dentro di me e che non si rivela alla mia coscienza e cioè che sono abituato ad aspettarmi giudizi, o comunque commenti insensibili che in un qualche modo mi feriscano. Mi sono accorto che questa abitudine viene da me stesso e nemmeno dagli altri. Lo so che quando qualcuno ti commenta non lo fa con l’intenzione di ferire o di infastidire, me ne rendo conto perché capita spesso anche a me di ritrovarmi dall’altra parte. Ma quei commenti sono come folate di vento per un equilibrista, a volte ti fanno cadere, a volte ti scuotono ma riesci a mantenere l’equilibrio, a volte ti danno sollievo per la loro freschezza, altre volte ti fanno rendere conto che hai la testa sulle nuvole e stai andando sul filo in modo automatico, in ogni caso qualcosa dentro di me fanno e cambiano inevitabilmente l’energia, a volte in un modo netto e incontrovertibile …... come mi piacerebbe invece camminare serenamente su quel filo senza mai farmi distrarre da nulla, osservando il panorama, sicuro, saldo sulle mie gambe!! Mi son chiesto anche quando scrivo io, un commento, che cosa voglio da quella persona a cui lo scrivo …. Perché palesare un mio pensiero se è mio? Perché far sapere all’altro quello che sto pensando? Non è forse sempre una richiesta sottile, sottintesa, misconosciuta? I fautori del cuore mi direbbero che fa male chiedersi troppi perché … eppure darsi spiegazioni è dare un senso alle cose e quando c’è un senso è tutto più facile da vivere poiché si sa in quale direzione stai andando, sempre che la paura non ti blocchi, non ti freni, non ti faccia negare ciò che l’anima chiede a gran voce ma che il corpo non ha il coraggio di chiedere. Ma non sono solo i commenti che mi spingono a scrivere. In questi giorni, nello scrivere la mia vita, sono tornato indietro nel tempo e inevitabilmente ho fatto molti bilanci e questo mi ha fatto perdere l’equilibrio da solo, perché mi sono spesso giudicato ….. è lì che mi sono chiesto perché continuo a scrivere la mia vita. Sempre in questi giorni mi sono reso conto che da quando ho iniziato questo percorso alla ricerca di me stesso ho fatto molta strada ma l’ho percorsa in cerchio e mi ritrovo al punto di partenza. Da una parte questa considerazione mi ha fatto star male per la delusione poiché quando sono partito pensavo che questo percorso mi avrebbe sicuramente migliorato o comunque reso più felice, mentre invece oggi non lo sono più di allora anzi in questo periodo non lo sono affatto, dall’altra mi ha fatto sorridere poiché come nell’alchimista comunque il percorso è importante e anche se mi ritrovo al punto di partenza non sono quello di 10 anni fa e la mia coscienza si è espansa. Davanti ai miei occhi vedo crollare tutti i miei sogni, le mie aspettative, le mie illusioni e vedo la realtà per quello che, è nuda e cruda, e non mi piace, mi fa star male, mi deprime, mi toglie ogni speranza per una “vita da sogno”, mi fa rendere conto che non so nemmeno io quello che voglio, che forse ho già tutto ma non è quello che voglio. Scrivendo la mia vita mi sono accorto che stavo sognando, che tuttora sogno in ogni istante come accade alla mattina presto quando sogno e pensiero cosciente si parlano, si guardano prima di lasciarsi definitivamente nei compiti quotidiani. All’inizio quando ho iniziato a scrivere la mia vita avevo paura, ora ne ho ancora di più, gli anni che seguiranno parleranno di molte persone e non solo di me, persone che possono leggere il mio blog e a cui forse non piacerebbe molto essere raccontate. Forse rispetterò per alcune il silenzio poiché mi è stato chiesto, forse mi fermerò prima …. Vedrò lungo il cammino …. Ecco perché mi sono chiesto perché voglio continuare a scrivere la mia vita ….. Dopo la nascita di Riccardo ci capitò una grandissima occasione. L’amministratore del condominio accanto al nostro, che abitava all’ultimo piano, aveva rubato dei soldi e doveva vendere il suo attico per pagare i debiti. La casa era conciata molto male, il soffitto faceva acqua e a parte i serramenti era tutto da rifare, ma era un vero affare da cogliere al volo. Un affare si ma per gente sicura nelle proprie possibilità, una scommessa!! Io avevo dei dubbi, ma Cinzia era determinata, secondo lei non potevamo vivere nel buco in cui stavamo a quell’epoca, quell’appartamentino regalatoci da mia suocera, avevamo da parte un bel gruzzoletto ma sempre poco rispetto a quello che ci chiedevano. Mia suocera ci aiutò, attraverso la vendita di un altro appartamento e aprendo un mutuo a 15 anni cogliemmo l’occasione al volo. Iniziammo i lavori di ristrutturazione a fine Maggio, nemmeno 20 giorni dopo la nascita di Riccardo. La casa fu sventrata, ci rimase pochissimo di quello che era originariamente, ma lì iniziò una vera e propria guerra con la ditta di ristrutturazione che mi logorò e mi fece capire quanto si è impotenti di fronte a certe situazioni, soprattutto se si è inesperti ed insicuri ….. e peggio di ogni altra cosa avidi. Si avidi perché a posteriori l’errore madornale fatto da me e Cinzia fu quello di volere troppo a troppo poco! Non contava alzare la voce, non contava nemmeno minacciare, io avevo bisogno della casa e avevo dato loro molto potere …. Ad un certo punto in attesa del trasloco fummo costretti ad andare a vivere da mia suocera. Fu una bella esperienza, mi resi conto di molte cose, prima tra tutti che mia suocera è proprio una bella persona, anche se lo sapevo già. Strano ma vero con lei sono sempre andato abbastanza d’accordo. Forse ultimamente vedendola meno, questa sintonia è calata un po’ ma c’è anche da dire che molte cose oggi sono cambiate. In quel periodo andammo a farci una settimana a Fano sull’adriatico dove hanno una casa i miei con Riccardo per saggiare un po’ il terreno per le ferie vere e proprie. Quei giorni li ricordo molto bene, ero molto attento a Riccardo ai suoi progressi alle sensazioni che questo frugoletto generava in me. Ricordo che i suoi pianti mi facevano uscire di testa e scatenavano in me delle reazione di violenza terribili, dovevo allontanarmi da lui e da Cinzia …. Poiché facevo fatica a sopportarle. Riccardo era molto vorace, se fosse stato per lui avrebbe mangiato ogni mezz’ora. Prima che nascesse ero convinto che lui dovesse trovare spontaneamente e da solo i suoi limiti ma ben presto compresi che i limiti di Riccardo ero troppo rispetto ai limiti di Cinzia e quindi lui protestava. L’unico modo per farlo stare tranquillo era dondolarlo o prenderlo in braccio oppure uscire a fare due passi in carrozzina, o mettere su un CD di new age e ballare al ritmo della musica. Provammo a lasciarlo piangere un paio di volte ma sto delinquente andò avanti un eternità senza smettere finendo per averla vinta. Devo ammettere che in quei giorni capii un sacco di cose. Primo tra tutti il rapporto con mio padre. Iniziai a volere molto più bene a mio padre. Avevo sempre preferito mio madre quando vivevo in casa, per la sua dolcezza la sua diplomazia la sua capacità di sapermi prendere dal lato giusto, ma ora vivendo con Riccardo mi rendevo conto del perché di certe reazioni di mio padre, e rendendomene conto comprendevo da quali emozioni anche lui era stato mosso …. Per capire le cose nella vita occorre veramente viverle sulla propria pelle. Riccardo a volte piangeva per i motivi più disparati e in conoscibili e andava avanti per delle ore, ed io non sapevo cosa fare e questo non saper cosa fare mi mandava in tilt, faceva crescere in me una rabbia incontrollabile. Cinzia se lo teneva in braccio serafica, mentre il mio cervello friggeva, e il suo pianto mi trapanava da parte a parte. Nei primi mesi osservai a lungo Cinzia e fu una maestra incomparabile. Mi accorsi quante cose aveva da insegnarmi e quanto le avevo snobbate in precedenza. Lei stava dentro quelle emozioni rilassata, io no …. In compenso quando Riccardo aveva la febbre lei si preoccupava tantissimo mentre io ero sicuro di me e sapevo aspettare che il corpicino di Riccardo si attivasse prima di ricorrere ad un antibiotico. Furono mesi intensi, molto intensi, un uragano che ci investi totalmente. Mi rendo conto che non riuscirò anche con la più buona volontà a descrivere le mille cose che imparai. Alcune però sono rimaste impresse nelle mia coscienza. La prima fra tutte, il crollo delle mie illusioni. Prima di avere Riccardo dicevo che sarei stato severo, che lui avrebbe dovuto fare così e colà …ma nella vita di tutti i giorni anche se cercai disperatamente di portare a compimento le mie parole fu molto più complicato del previsto, poiché mi lasciai coinvolgere emotivamente e perché quel bambino era l’immagine speculare di me stesso, su di lui tutte le mie proiezioni di bimbo non amato, non capito, non lasciato abbastanza libero rendevano le cose di un intensità esagerata e difficile da gestire. In più c’era il mio rapporto con Cinzia. Riccardo era sempre tra noi, la nostra vita di coppia per molto rimase come cristallizzata a quei mesi che precedettero la sua nascita quando ci confessammo i reciproci tradimenti. Mi accorgevo che Cinzia non aveva bisogno di me, la guardavo mentre allattava Riccardo, era come in trance, percepivo ondate d’amore reciproche di una intensità pazzesca …. Era logico che non avesse più bisogno di me, dal canto mio cercai di rendermi utile dietro le quinte, ma era ogni giorno sempre più difficile. Mentre prima della gravidanza potevo gestire alla grande il mio tempo libero in quel periodo fu un disastro … andare a casa voleva dire entrare nelle emozioni, nei pianti nelle pappe consumate sul seggiolone, nelle discussione con Cinzia che voleva comportarsi in un modo mentre io ritenevo più giusto magari in un altro, Fu un lento ma inesorabile declino di tutto ciò che poco prima della nascita di Riccardo avevamo raggiunto. A luglio feci il corso e quando tornai mi resi conto che stavo proprio elaborando la tematica del genitore e del figlio. Ero ancora entrambi, ma avrei dovuto fare una scelta …. A distanza di quattro anni mi rendo conto che questa scelta non l’ho ancora compiuta totalmente. Diventare genitore vuol dire sentirsi soli, non c’è più nessuno che ti può soddisfare un bisogno. E poi diventare genitore non fu solo a casa con Riccardo ma mi accorsi delle dinamiche che nascevano in ambulatorio con i miei pazienti. Fu in quegli anni che mi resi conto di quanto spesso noi tutti senza rendercene conto ci comportiamo da bambini che chiedono e che pretendono, quando in realtà nessuno ci deve proprio nulla per forza. In quel periodo D. che avevo conosciuto sull’onda di celestino, si rifece viva attraverso qualche email e tra noi si intensificarono gli scambi visto che anche lei aveva avuto un bambino un anno prima di me… (continua)

04/07/2004

La mia vita ....

La sensazione prevalente che provo nel pensare a quell’esperienza, è la felicità. Quando arrivai al passo, ormai erano le 19, era sabato e non c’era più nessuno, e quei pochi che avevo incontrato nella salita ormai erano scesi. Trovai una conca ben riparata, il tempo era buono, c’erano molte nuvole ma il sole scaldava, alcune di loro calavano sulle montagne …nel salire ne avevo incontrato un paio che mi avevano immerso nella nebbia, avevo sentito le gocce d’acqua sulla pelle sudata, il fresco del vento, e la temperatura che cambiava e per un attimo avevo avuto paura che piovesse la notte ma poi il sole era tornato, c’era una luce bellissima, quella del pomeriggio di tarda estate, arancione, …. mi sentivo in sintonia, con quel posto. Ero l’assoluto padrone. Prima di montare la tenda mi feci un giro intorno, salii su un picco da dove si dominava il passo e la valle sottostante, si vedeva il sentiero che portava al rifugio che era comunque a poco meno di un chilometro da dove mi accampai. Da lì vidi un branco di pecore sull’altro versante …… meditai fino al tramonto sul picco, cercavo con lo sguardo di diventare la montagna la valle, tutto, lo sguardo globale, senza un punto fisso, un immersione psichica nel paesaggio. Fu fantastico …… quando il sole sparì dietro le montagne decisi di montare la tenda, era veramente piccola, provai ad entrarci ma alla fine volli provare a dormire fuori all’aperto e guardare le stelle …. mi organizzai per la notte, mi misi la tuta e quando calò la notte mi infilai nel sacco a pelo. Era impressionante il silenzio che c’era, nemmeno gli insetti si sentivano, solo il suono di un falco ….. e d’ogni tanto il rumore di un aereo che passava altissimo nel cielo. Mi misi nel sacco a pelo, tenendo solo la testa fuori, faceva freddo l’escursione termica era grande …. Il cielo sembrava cadermi addosso, non c’era la luna, solo stelle, non c’erano luci, era buio pesto …. Ero solo, avevo paura che qualche animale mi venisse ad annusare o a esplorare, avevo paura che potesse piovere da un momento all’altro, avevo mille paure. Dormii male, nonostante il sacco a pelo da ghiacciaio avevo freddo, finchè alle 4 mi svegliai per fare pipì uscii dal sacco a pelo e mi accorsi che fuori era tutto bagnato ….. il cielo era limpidissimo non c’erano più nuvole ….. non riuscii più ad addormentarmi e dal freddo alle cinque mi dovetti alzare, inziava a schiarirsi all’orizzonte …. Usci dal sacco a pelo e mi misi a correre verso il picco, l’intenzione era andare a meditare al sorgere del sole. Quando arrivai in cima, mi accorsi che le pecore che erano sull’altro versante nella notte si erano spostate sul mio versante …. Ne vidi una che aveva appena partorito un agnellino, lo stava leccando non si era ancora messo in piedi. Dalle cinque fino alle otto stetti ad osservarli, pensai a Riccardo che doveva arrivare. Vidi la pecora leccare il suo agnellino e con il muso aiutarlo ad alzarsi e poi stare lì accanto a lui finchè d’istinto lui non si attacco al suo capezzolo, poi dopo un altro interminabile momento la vide fare pochi passi e lasciarlo belare da solo, aspettando che lui muovesse da solo i primi passi, lei si allontanava di pochi passi e poi lo aspettava ….. senza aiutarlo a tirarsi su …. Quanto pensai a come sarei stato come papà, a tutte le idee che avevo su un figlio a come allevarlo, pensai alle discussioni fatte con amici e parenti sull’essere papà, a quante volte mi ero sentito dire che le mie erano idee e che sarebbero cambiate dopo aver avuto un figlio. Nel frattempo le altre pecore avevano circondato il mio accampamento, per allontanarle, salii su un masso e vidi che mi seguivano tutte, per un attimo ebbi paura poi riflettei, forse pensavano fossi il loro pastore, allora feci come la pecora mamma ed iniziai a spostarmi poco a poco per farmi seguire ed allontanarle dalla mia tenda, che smontqi e misi nello zaino per essere più libero. Mi stavo rendendo conto di quanto poco sapessi sulla natura vissuta in prima persona …. Passai la mattina, a fare foto, alle pecore, ai grilli, alle api appostandomi, a meditare, pazzeggiando, stavo bene …... ma non avevo mangiato nulla dalla mattina precedente e l’essere solo e a digiuno tutta la giornata senza null’altro da fare mi fece venire ansia, poi a mezzogiorno iniziò ad arrivare un sacco di gente …… non mi sentivo più libero di mettermi a meditare, di fare i cazzi miei, sbucavano persone da tutte le parti, le pecore erano scappate, ed ad un certo punto la fame era diventata quasi insopportabile. Decisi di andare al rifugio, ma quando ci arrivai avevano finito tutto il cibo. Dovevo rimanere in montagna almeno tre giorni, ma decisi di seguire il mio cuore, sarebbe stata una forzatura rimanere per le sensazioni che provavo, e così scesi a valle, facendomi altre fotografie. Quando arrivai in paese, andai in un alimentari, presi tanta frutta, pane e speck …. E poi andai in un parco li nel paese in un area dedicata proprio al pic nic ….. mi gustai la frutta, bevvi l’acqua del torrente, mi mangiai lo speck e si fece tardi …. Ero felice, non avevo più voglia di rimaere lì anche se mi ero riproposto di starci qualche giorno. Cinzia sarebbe tornata martedì ma io decisi di tornare a lavoro, ero appagato di quello che avevo vissuto. Il mignolo mi faceva ,male, era gonfio ma decisi di non andare al pronto soccorso. Rimase storto, non si raddrizzò più ….. pensai ai primi uomini, che non avevano come me la possibilità di tornare a valle e riimmergersi nella vita agiata dei nostri tempi. Riflettei su quante cose diamo per scontate, non solo ma di quanto la mente corre, pensando di poter fare cose che invece nbella realtà hanno molti più passaggi, molti più tappe da percorrere per essere realizzate. Così montai in macchina e con calma ritornai a casa ….. ero felice …. Proprio felice di aver fatto una cosa del genere ….. era settembre Riccardo sarebbe nato ad aprile o a maggio e facendo i conti sarebbe potuto nascere vicino al mio compleanno …… quei mesi volarono, anche perché i primi di ottobre andai a fare il secondo corso a como, a novembre feci l’avanzato e poi da gennaio inziai a fare il master. In quei mesi dal mio inconscio uscii di tutto e di più …. Ma questo l’ho già raccontato …..