10/07/2008

Gli altri ed io o io e gli altri?

Non riesco a dare assolutamente nulla agli altri se non ce l'ho dentro di me. Ho provato a dare un sorriso quando avevo la morte nel cuore .... mi è sembrato di violentarmi, ho sentito una rabbia ed una violenza dentro di me distruttive .... quando sono riuscito a farlo per superare questo stato d'animo mi sono accorto che tutto dipendeva dalla motivazione che mi spingeva a farlo e quello che ricevevo in cambio non era altro che la mia ombra che prendeva forma e visibilità  .... se lo facevo per apparire migliore, per venire incontro all'altro e non farlo rimanere male stavo anche peggio, quando lo facevo per stare meglio io, allora tutto migliorava. Gli altri sono lo specchio di noi stessi .... con loro possiamo solo condividere la nostra esperienza terrestre, qualunque altra cosa a mio parere è solo una nostra proiezione. Quando si rimane male perchè qualcuno non ci ha guardato, salutato, onorato, rispettato o qualunque altra cosa nonostante noi l'abbiamo fatto nei suoi confronti, non l'abbiamo fatto per il piacere di farlo ma inconsapevolmente solo per ricevere qualcosa in cambio. Se guardo un tramonto, un fiore, o leggo un libro o guardo una persona che non conosco con intensità ed interesse, lo faccio per curiosità, per stupore, per passione, non mi aspetto nulla di ritorno dal mio interesse nei suoi confronti, lo faccio solo perchè quella cosa o persona mi attira e mi interessa. Troppo spesso nelle relazioni questa dinamica si distorce. Dalla passione e dalla curiosità si passa al dovere, alla quotidiantità, alla forma ..... lasciare l'altro libero di esprimersi da il senso del nostro valore ..... se lo obblighiamo, o se in un qualche modo ci aspettiamo da lui qualcosa tutto questo si perde in una relazione di codipendenza destinata a finire nelle recrimina<ioni. Chi sono gli altri per me? Sono compagni d'avventura, persone con cui condivido il mio cammino a cui però non devo assolutamente nulla per dovere e da cui non pretendo nulla. Se mai mi viene da aiutare qualcuno o dargli qualcosa mi deve venire dal cuore, se non mi viene preferisco fare la figura dello stronzo e dell'egoista ma non la do. Amo l'autenticità, la nudità con se stessi e con gli altri ... l'essere quello che si è nel momento in cui si è ... solo così l'energia psichica ha modo di vedersi, conoscersi confrontarsi con se stessa, solo così abbiamo modo di identificarci di capire chi siamo. Questo farsi da specchio è  per me il vero scambio e il vero amore. Dire quello che si pensa, che si sente, accettare le risposte e lasciare che ogni cosa fluisca così come fluisce. A mio parere solo così posso amare gli altri ..... questo non vuol dire dire che sia l'unico modo ... sicuramente è il mio e non è da meno di quello degli altri. Non mi piacciono le persone che danno dell'egoista ... sono persone che non hanno compreso che ognuno da quello che ha da dare e non quello che chi  accusa di egoismo vorrebbe ricevere e che da per ricevere.

Felicità

Oggi sono felice, sto bene!

08/06/2008

L'inconscio

Riporto alcune righe che ho letto sull'inconscio e la psicanalisi moderna perchè mi sono piaciute molto e perchè sembrano scritte da me ..... 

"Quando è che l’inconscio si mette in moto? quando la personalità pecca di unilateralità, quando davanti a una qualunque coppia di opposti uno dei due poli tiranneggia o rimuove completamente l’altro.
Quando si impianta nella nostra personalità una dinamica di unilateralità, l’inconscio si agita perchè deve compensare. Unione profonda e scissione superficiale degli opposti hanno sempre convissuto: il principio della divisione e il principio dell’integrazione sono lo scheletro dei miti, delle religioni e delle leggende che parlano delle origini.Finchè la crescita della nostra coscienza, con le sue implicazioni classificanti, binarie, frantumanti, divisorie, ecc., non impedisce una qualche forma di compensazione a favore dell’altro principio, quello riunificante, trascendente, divino, l’inconscio non ha bisogno di agitarsi. All'inizio dell’avventura umana quando la coscienza ha iniziato a emergere dall’inconscio, è caduta sotto il dominio necessario del principio della scissione.  E, guarda caso, mentre la coscienza si distaccava dall’inconscio, Prometeo istituiva il rito del sacrificio agli dei. Ma da quando l’Io occidentale ha perso la consapevolezza dei suoi limiti, da quando si messo al centro e ha negato ogni convivenza con il trascendente, da quando il mistero è stato reso tabù perchè la scienza, e solo essa, doveva decidere su ciò che aveva diritto all’esistenza, da quando l’io si è fatto arrogante, l’inconscio ha iniziato ad agitarsi e l’uomo occidentale ha iniziato a conoscere la nevrosi. E con la nevrosi è stata trovata la medicina. Ed è nata la psicoanalisi che permise, col suo concetto di inconscio, il progressivo recupero del principio unitario rimosso dalla coscienza unilaterale. E lo trovò non più "fuori" ma dentro l’essere umano. Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo ma, se aspiriamo ad un incontro "personale" con Lui, è al nostro inconscio che, primariamente, dobbiamo rivolgerci. "

19/05/2008

Nella buia notte dell'anima

Nella buia notte dell'anima sei solo, non hai nessuno che ti può aiutare, sei solo davanti a tutti i tuoi errori o quelli che fino ad allora tu hai ritenuto tali, sei davanti a te stesso a tutte le tue contraddizioni, davanti a tutti i tuoi paradossi a tutte le tue proiezioni. Non c'è nessuno che può contenerti emotivamente nessuno che ti può consolare nessuno che ti può dare quello che tanto hai desiderato, nessuno che può farti sentire bene. Sei solo, e sai che la soluzione sta nell'accettare quella solitudine nel rinunciare totalmente a pensare che qualcuno o qualcosa possa renderti felice, sia esso qualcosa di materiale, o spirituale o affettivo e quindi umano .... in quella notte ti rendi conto che tu sei tutto e nulla e che anche Dio è solo un costrutto per non sentirti solo. Quando in quella notte rinunci a cercare un compenso di qualunque tipo, umano, materiale spirituale, al tuo grande vuoto, allora la solitudine scompare e ti accorgi che essa era generata dalla ricerca di qualcosa, qualcosa che sentivi mancarti, quel qualcosa eri tu stesso che in cerca hai abbandonato te stesso .....

07/03/2008

La libertà di essere ....

Oggi sono felice! E che cazzo .... non posso mica sempre scrivere su questo "benedetto blog" solo quando sono triste incazzato o sconsalato! Si sono felice perchè mi sento libero, libero di non avere quello che desidero o di ottenerlo quando meno me l'aspetto, libero di non fare un cazzo e non guadagnare una lira e libero di essere superefficente e guadagnare "lira di Dio!!!", libero di far notare ad un poliziotto che è un maleducato e un cafone  intimatadore e prendermi 148 euro di multa per aver fatto una telefonata in macchina nel vialetto di casa mia, libero di lamantermi come di rimboaccarmi le maniche ed uscire dalla depressione. Libero, libero in un mondo in cui invece ti spingono ad essere un individuo dipendente e infantile, dove le regole non sono per noi ma solo fini a se stesse, dove ti vogliono insegnare a vivere, dove non si è padroni di morire quando lo si decide consciamente o inconsciamente, dove non si è padroni di sbagliare per comprendere, dove tutto deve essere imposto e nulla aquisito per esperienza, dove la responsabilità è sempre per gli altri e mai per noi stessi, dove è più importante seguire un idea che le proprie sensazioni, dove il risultato è quello che conta e non l'esperienza che si fa nel non ottenerlo. Libero! Oggi mi sento libero, libero da tutto e tutto mi scivola adosso, la giornata buia, le persone incazzate che si sfogano con te, o quelle che giudicano come farisei in cerca di una perfezione che non esiste. La mia libertà nasce dall'accettazione totale di me, da un amore incondizionato verso me stesso che mi protegge da qualsiasi cosa. E' questo che mi rende invulnerabile, è questo che mi fa sentire a casa dentro di me, fuori stanno gli altri con la loro diversità, una diversità che si può accettare solo e dopo aver scoperto ed accettato la propria. Per amore, per rispetto, per coccole, per sesso, per cibo, per approvazione, per riconoscimento, per qualsiasi cosa ci lasciamo condizionare dagli altri, e ferire. La vera libertà sta nel darsi queste cose, da soli quando non arrivano, e riceverle con gioia quando arrivano, la vera libertà sta nel fluire, nel lasciare andare e nel non controllare. Oggi sono felice perchè ci riesco, so che fra un attimo la situazione può cambiare, non per questo sarò meno libero, se lo sarò è perchè mi attaccherò a questa felicità così effimera e proprio per questo così intensa e bella ....... buona giornata a tutti!!!

 

21/02/2008

Dare e prendere, gioire e soffrire!

Dare o aggiungere guarisce, prendere o togliere fa crescere. Ci sono infinite gradazioni e agli estremi si muore comunque. Se si ama troppo e si da e basta si fa morire la persona a cui si da poichè diventa dipendente incapace di stare in piedi da sola, se si toglie o prende troppo si fa morire lo stesso la persona poichè la si lascia senza nulla. E' l'equilibrio tra questi due che da la vita. Essere genitori vuol dire trovare un equilibrio. Prima di avere un figlio pensavo che essere genitori voleva dire dare e basta ora mi sono accorto che si fa del male al proprio bambino o bambina se gli si da troppo, è come anneggare una pianta nell'acqua e farla marcire. Ho imparato che questa cosa vale anche per se stessi, concedersi qualche vizio può rigenerare l'animo, ma essere troppo indulgenti rammolisce lo spirito e ci si ritrova deboli. Mai come in questo periodo ho vissuto sulla mia pelle la mia incapcità di vivere il dolore, la frustrazione la sofferenza a cui la realtà ti sottopone ogni giorno. Queste sensazioni diventano insopportabili nel momento in cui noi scappiamo da loro. Vedo pochi oggi come oggi coltivarle e rispettarle. Eppure coltivandole sono il seme delle gioia e della felicità. Non bisogna nemmeno cercarle, ogni giorno ci vengono presentate su un piatto d'argento ma siamo abilissime a schivarle a fuggirle, nel lavoro, in famiglia, nella relazione, nelle amicizie, per strada ovunque ...... la rabbia arriva quando il rifiuto del dolore diventa assoluto ..... la pace e la serenità sono il premio di un dolore ben accettato e compreso nella sua essenza .....

15/02/2008

Accettarsi

Oggi ho riletto il mio post precendente .... i commenti ... ho riflettutto. Mi sto rendendo conto che ho cercato di cambiare alcune parti del mio carattere perchè ho visto e percepito che non erano accettate dagli altri e mi facevano sentire male. Mi sono sentito ferito per questo, escluso, non accettato emarginato, mi sono sentito male e per questo le ho negate, ho semplicemente fatto come fanno tutti i bambini, non ho più voluto essere così per farmi accettare. In tutti questi anni ho acquisito sempre più sicurezza in me stesso, dando sempre meno importanza al giudizio degli altri, l'ho fatto attraverso l'incontro di molte persone, alcune veramente importanti, attraverso esperienze che mi hanno mostrato il mio valore. Ora guardando quello che ho vissuto, osservando me stesso mi rendo conto che non sono cambiato in quello che mostro, in quello che sono in modo istintivo, quello che è cambiato è il mio atteggiamento nei confronti di alcune parti di me. Ho lavorato sulle sfumature!! C'è stato un lento, e continuo, e paziente lavoro di accettazione di tutte quelle parti di me che fin dall'inizio avevo escluso perchè mi facevano stare male con gli altri. Ora molte riesco ad accettarle, anche perchè ho imparato ad essere meno dipendente dall'approvazione degli altri e delle perosne che amo.  Prima fra tutte la mia aggressività, e voglia di primeggiare. In questo periodo è toccata alla mia fragilità, alla mia dipendenza, alla mia ostinazione, alla mia distruttività. E' un periodo in cui mi sento allo sbando, senza motivazioni di fondo, come se rifiutassi quello che ho costruito e non sapessi cosa costruire di nuovo e più accettabile. Per adesso non ho le idee chiare sulla direzione che prenderò tutto mi sembra senza senso, ho come la sensazione che sia proprio la mia mente a togliere il senso a tutto. Sto passando da un estremo all'altro e sento il bisogno di trovare equilibrio attraverso un paziente lavoro quotidiano di ascolto delle mie sensazioni, ed emozioni.

08/02/2008

Non si può cambiare

Non si può cambiare, ci ho provato, è impossibile si finisce per snaturarci, si finisce per forzarsi ad essere ciò che non si è. L'unica soluzione è accettarci. E' accettare quello che noi riteniamo sbagliato in noi. Ho rivisto in me stesso comportamenti distruttivi che usavo quando ero adolescente, ho rivisto in me la tendenza a lasciarmi andare come facevo tanto tempo fa. Ora sono solo più consapevole, ora vivo queste situazioni con meno angoscia ma non riesco ad eliminarle da me. A volte mi ci crogiolo dentro e non riesco a trovare un motivo più che valido per eliminarle da me, sembra quasi che io goda nello stare male, nel farmi del male. Se provo a combatterle mi ci ficco dentro con maggior intensità, per un certo periodo mi sembra che tutto vada bene, poi pago lo sforzo. Quando me ne sono accorto ho provato dolore, ho provato scoraggiamento, mi sono rovinato la giornata. Tutt'ora mi chiedo se non è proprio possibile eliminarle dentro di noi certe parti ..... no non è possibile. Mi manca ancora qualcosa per arrendermi .... ma non riesco a capire cosa .....

28/01/2008

Pensieri

Ogni figlio viene al mondo per mostrarci quelle parti di noi che noi o che ancora non conosciamo o che abbiamo trascurato o che abbiamo addirittura negato dentro di noi. Vivere con lui è riscoprire qualcosa di noi stessi. E tutto questo ritengo venga esaltato al massimo nelle difficoltà. Ogni esperienza che un figlio ti fa vivere attraverso i suoi errori o anche attraverso i suoi successi, proprio quei successi che tu magari non hai avuto la capacità o il coraggio di raggiungere, completa il nostro cammino qua sulla terra. Non ritengo sia necessario fare dei figli, il mondo è fin troppo popolato di persone insoddisfatte alla ricerca di se stessi, la stessa esperienza si può fare attraverso una costante e paziente ricerca interiore. penso che comunque sia un bel modo, uno dei tanti per conoscersi dentro. Più vado avanti nel tempo più mi rendo conto che il senso ultimo della vita è proprio prendere coscienza di noi stessi, di come funzioniamo, di chi siamo, per imparare ad essere autonomi nel nostro vivere e pensare, forse questa è proprio la palestra, il trampolino per una vita molto più appagante e piena di infinite possibilità che va oltre la morte inconcepibile per la nostra mente, ma proprio per questo meno limitata, paradossalmente più vera a mio parere poichè espressione del nostro essere ..... ho scritto poco sul mio blog negli ultimi mesi  forse anni. La vita mi ha travolto, ho dovuto affrontare e devo affrontare difficoltà tutti i giorni. La più grande difficoltà è stata ed è affrontarmi. Affrontare le mie resistenze, liberarmi dalle catene che io stesso mi sono messo, dare possibilità alla vita di aprire di fornte a me nuove porte, nuove soluzioni, nuove vie da intraprendere. Direi che sono a buon punto, pensavo di aver trovato la via ma mi rendo conto di essermi dimenticato dei pezzi per strada ed in questo periodo ho dovuto recuperarli. Primo tra tutti la capacità di rigenerarmi, di ricaricarmi, mi sono perso dietro molti surrogati, che pur alleviando la mia tensione non mi hanno nutrito l'anima ..... ora che me ne sono reso conto dovrò imparare a rieducarmi ....

04/12/2007

Autenticità e profondità

Si è perso di vista il significato delle azioni, e direi che questo è perfettamente in linea in un mondo dove c'è troppa abbondanza e dove il valore di ogni cosa ha perso il suo significato. Me ne rendo conto su di me. Sto cercando di chiedermi ogni volta che faccio qualcosa, o ogni volta che dico qualcosa qual'è la motivazione che mi spinge a farlo, cosa voglio ottenere. Mi sono accorto che spesso penso di dare invece prendo incosapevolmente. Altre volte ho pensato di prendere invece ho dato ....... troppo spesso sono inconsapevole, più spesso vorrei essere consapevole ed in linea con la mia parte più profonda ....